«La malattia di Alzheimer non comincia il giorno in cui si dimentica un nome, si perde la strada di casa o si smette improvvisamente di riconoscere il volto di una persona amata. Comincia molto prima, in silenzio. A volte decenni prima». A parlare è la dottoressa Laura Calza, medico, docente universitaria e direttrice scientifica della Fondazione Iret che il 3 e 4 settembre al Forum nazionale, quest’anno a Cesenatico, illustrerà le nuove possibilità di intervento studiate sul campo negli (ormai diventati) quaranta Caffè Alzheimer sparsi in tutta Italia.

E’ proprio dentro questo tempo invisibile che precede la manifestazione dei sintomi che oggi la ricerca sta cercando una soluzione. Non soltanto attraverso i farmaci, ma combattendo anche un nemico meno evidente: l’isolamento. Stare insieme, parlare, leggere, ascoltare musica, continuare a esercitare la mente e mantenere relazioni possono diventare parte della cura. È in questo spazio che acquistano un significato nuovo anche luoghi apparentemente semplici come i Caffè Alzheimer: luoghi dove persone con un declino cognitivo, familiari e caregiver si incontrano una o due volte alla settimana, parlano, svolgono attività, costruiscono relazioni. Non sono soltanto occasioni per trascorrere qualche ora fuori casa. La sfida, adesso, è dimostrare scientificamente quanto possano incidere sulla qualità della vita e sul decorso della malattia.