Roma, 1° settembre 2026 - Il successo in tre set contro Stan Wawrinka agli US Open doveva essere soltanto una pagina di grande tennis e di sportiva celebrazione. Invece, per Matteo Berrettini, il post-partita a Flushing Meadows si è trasformato nell'occasione per accendere i riflettori su uno dei lati più oscuri e inquietanti del circuito professionistico: il rapporto malato tra il tennis e il mondo delle scommesse, condito da odio social e intimidazioni dirette ai giocatori e ai loro cari. In conferenza stampa, stimolato dalle domande sul ruolo degli sponsor legati al betting nei grandi tornei, il tennista romano ha deciso di denunciare pubblicamente quanto vissuto in prima persona durante l'ultimo Roland Garros a Parigi, quando nel mirino degli scommettitori è finita direttamente la sua famiglia.
Le dichiarazioni di Matteo Berrettini
"E' un tema complicato, perché i giocatori, e anch'io, in passato abbiamo detto che riceviamo messaggi e io stesso ho vissuto momenti in cui non mi sentivo davvero a mio agio a giocare con persone che disturbavano il match e facevano cose che, secondo me, non avevano a che fare con il tennis, soprattutto intorno al campo", ha spiegato Berrettini analizzando un fenomeno visibile a ogni livello. "L'ho visto in particolare nei Challenger, anche in alcuni video in cui era davvero dura. So che è complicato, non è facile dire: tu puoi entrare e tu non puoi entrare, perché non sai come si comporteranno, ma qualcosa sicuramente va fatto". L'azzurro ha mantenuto un approccio lucido anche sull'aspetto economico che lega le scommesse al business del tennis, distinguendo l'intrattenimento sano dalla deriva tossica: "Dall'altra parte, penso che, se viene fatto nel modo giusto, se viene gestito in modo controllato, quando parlo di scommesse, se è qualcosa che non porta a una degenerazione del gioco legata alle scommesse, allora può anche essere qualcosa di divertente. Io personalmente non l'ho mai fatto in vita mia e non credo che inizierò a farlo. Non mi piacciono i casinò, non mi piace questo genere di cose. Però credo che faccia parte del nostro sport e, se non sbaglio, molti soldi nel tour arrivano da lì. Fa parte di quello che siamo".










