C’è una finestra temporale che la Pubblica Amministrazione italiana non può permettersi di sprecare. Da un lato il quadro regolatorio sta maturando rapidamente: la Legge 132/2025 sull’intelligenza artificiale è in vigore dallo scorso ottobre, e le Linee Guida AgID per lo sviluppo e il procurement di sistemi di IA (Determinazione n. 43/2026), che hanno concluso la consultazione pubblica in aprile e sono ora nell’iter di approvazione che le renderà vincolanti per tutte le amministrazioni. Dall’altro, la tecnologia ha compiuto un salto di paradigma: alla fine del 2025 Gartner ha inserito le AI Native Development Platform tra le principali tendenze tecnologiche strategiche per il 2026.Tra questi due movimenti – la regolazione che si consolida e la tecnologia che accelera – si apre però un divario che riguarda le organizzazioni. È quello che la letteratura chiama pacing problem: l’adozione delle tecnologie procede a velocità crescente, mentre la capacità di adattamento delle strutture organizzative evolve molto più lentamente. Su questo divario si giocherà, nei prossimi tre-cinque anni, la differenza tra amministrazioni che useranno l’IA per generare valore pubblico e amministrazioni che si limiteranno a digitalizzare – e quindi cristallizzare – le proprie inefficienze.Indice degli argomenti