Carriere sportive sempre più lunghe e libertà di scelta, sulla possibilità della maternità, limitata sempre più dal tempo che passa. È così che in Spagna la Federazione calcistica sta definendo un accordo con una clinica della fertilità per offrire alle proprie giocatrici la possibilità di trattamenti di vitrificazione degli ovuli, che dovrebbe essere presentato nel corso di settembre. Anche l’Associazione dei calciatori spagnoli ha annunciato un’intesa con un ospedale privato per mettere a disposizione degli iscritti la propria unità di procreazione assistita. Una strada già imboccata da altri. Nel 2021 il Racing Louisville, negli Stati Uniti, è stato il primo club di calcio a raggiungere un accordo con una clinica per questi trattamenti, impegnandosi anche a sostenere i successivi costi di crioconservazione per le giocatrici non più sotto contratto. Quest’anno la Uefa ha raccomandato di “inserire i trattamenti per la fertilità e la riproduzione nelle politiche lavorative”, mentre il Chelsea ha annunciato una partnership con una clinica e la creazione di un fondo per coprire “valutazioni, trattamenti e consulenze”.“Esiste una dissociazione tra ciò che dovremmo fare biologicamente e ciò che la vita ci permette realmente di fare, e in questo senso la strategia della vitrificazione è il male minore”, osserva la ginecologa Rebeca Beguería intervistata da El Pais.Al centro, una questione anagrafica. Una carriera nel calcio può cominciare a 17 anni e arrivare fino a 36: il periodo di massima attività agonistica finisce così per sovrapporsi agli anni di maggiore fertilità. “Prima il calcio femminile non era ai livelli di oggi e non riceveva l’attenzione attuale. Questo fa sì che le giocatrici abbiano più risorse; dal punto di vista delle prestazioni siamo più preparate”, spiega a El País Eva Ferrer, specialista in Medicina dello Sport, ex medico della squadra femminile del Barcellona e componente del comitato di esperti sulla salute femminile della Uefa.Ma se la pratica si diffonde, la ricerca deve ancora recuperare terreno. “Non ci sono abbastanza studi su come il trattamento [di stimolazione ovarica] possa avere effetti, per esempio, sulle articolazioni o sui tessuti molli”, avverte Ferrer. Un'incognita importante per chi sottopone quotidianamente il proprio corpo a carichi di lavoro estremi. C’è poi il tema antidoping: i farmaci utilizzati devono essere dichiarati nel documento di esenzione a fini terapeutici, il Tue, per evitare il rischio di sanzioni.Il trattamento dura circa due settimane. Attraverso farmaci ormonali vengono stimolate le ovaie per ottenere più ovuli nello stesso ciclo, che vengono poi prelevati sotto sedazione. Per le atlete, però, quei giorni possono incidere sugli allenamenti. “Il protocollo medico stabilisce che si possa condurre una vita normale, ma per un’atleta di alto livello sono giorni nei quali le prestazioni non sono le stesse: non correrà alla stessa velocità né riuscirà ad avere la stessa intensità”, spiega la ginecologa Beguería. Tra i possibili effetti ci sono mancanza di energia, gonfiore, ritenzione idrica ed emicrania, oltre a un aumento del rischio di infortuni.Non è solo il calcio a muoversi. La Women’s Tennis Association consente alle giocatrici tra le prime 750 del ranking, rimaste fuori per più di dieci settimane per una procedura di preservazione della fertilità, di rientrare utilizzando un ranking speciale nei tre tornei successivi. Nella Wnba, invece, i club rimborsano fino a 20 mila dollari all’anno per le spese di questo tipo non coperte dall’assicurazione.Resta un divario di genere interno alla medicina sportiva: “La medicina dello sport sta cercando di acquisire maggiori conoscenze da una prospettiva femminile, perché fino a oggi è stata osservata, diagnosticata e trattata prendendo come riferimento il corpo maschile”, sottolinea la ginecologa.
Congelamento degli ovuli per le calciatrici della Nazionale spagnola: la federazione avvia le trattative con una clinica
Dalla Spagna agli Stati Uniti, federazioni, club e sindacati iniziano a sostenere i trattamenti per preservare la fertilità delle atlete. Ma gli esperti avverto











