È Giulia Innocenzi a guidare la rivolta mediatica degli inviati storici di Report. È lei la prima linea del racconto e della ribellione contro i vertici Rai. Lo fa chiedendo innanzitutto che i due nuovi conduttori si facciano da parte («Spero che Presutti e Piervincenzi si mettano una mano sulla coscienza, capiscano di essere stati usati e facciano un passo indietro») e poi rilanciando le minacce di dimissioni in blocco.

In mezzo un possibile sciopero, annunciato via comunicato stampa, dai giornalisti interni di Report che «sostengono e condividono tutte le rivendicazioni espresse dal gruppo degli inviati, che hanno annunciato, in assenza di un ripensamento da parte della Rai, di essere pronti ad abbandonare il programma.

Report non può esistere senza i suoi inviati e senza la sua redazione, produzione, filmaker e montatori che negli anni hanno maturato specifiche competenze e lavorano per garantire un prodotto di qualità, espressione autentica del servizio pubblico».

Sono i giornalisti interni, gli assunti per capirci, ad accodarsi agli inviati storici. I collaboratori non assunti dalla Rai.

Un paradosso, quello di invocare lo sciopero, visto che per anni la redazione di Report ha rifiutato una qualsiasi organizzazione sindacale, per altro più volte sollecitata, per facilitare il dialogo, dalla stessa dirigenza della tv di Stato.