La redazione proclama lo stato di agitazione e minaccia l'addio in massa dopo la decisione di Viale Mazzini di cambiare la conduzione del programma. Il documento dell'assemblea: «Un'imposizione che snatura il nostro Dna»

La redazione di Report è sul piede di guerra e apre un durissimo scontro con i vertici di Viale Mazzini. A scatenare la bufera è la decisione dell’azienda, annunciata alle agenzie prima che alla squadra di lavoro e finora priva di motivazioni ufficiali, di sostituire Sigfrido Ranucci alla guida dello storico programma d’inchiesta. Una scelta unilaterale a cui i giornalisti interni, gli inviati e il personale tecnico rispondono con la proclamazione immediata dello stato di agitazione, prospettando lo sciopero e l’abbandono in blocco della trasmissione. In un documento approvato dall’assemblea, le accuse di ingerenza politica rivolte alla Rai e le ragioni con cui il gruppo di lavoro difende l’autonomia di un pilastro del servizio pubblico.

Lo stato di agitazione e la minaccia dello sciopero

Nel comunicato diramato dalle agenzie di stampa, la squadra del programma chiarisce subito la propria linea dura e la totale solidarietà tra cronisti e conduttore: «I giornalisti interni della redazione di Report, preso atto della decisione arbitraria, non ancora motivata dell’Azienda, di sostituire Sigfrido Ranucci alla conduzione del programma, sostengono e condividono tutte le rivendicazioni espresse dal gruppo degli inviati, che hanno annunciato, in assenza di un ripensamento da parte della Rai, di essere pronti ad abbandonare il programma». Di fronte alla rottura con l’azienda, l’assemblea formalizza il blocco delle attività: «L’assemblea dei giornalisti indice dunque lo stato di agitazione e si riserva di mettere in atto ulteriori iniziative di lotta democratica, compreso lo sciopero».