Tutto rinviato. Almeno di due settimane. Lo stop all’accordo di Schengen tra Italia e Spagna resta in vigore fino a metà settembre, ma a Palazzo Chigi nessuno si sbilancia sulla data del ritorno alla normalità. Anzi. L’idea che Giorgia Meloni possa decidere di togliere i controlli rafforzati al confine con la Spagna non pare scontata. Madrid ha già risposto prorogando le proprie misure fino al 21 settembre. E dentro il governo c’è chi considera ancora possibile cavalcare la crisi diplomatica come leva politica. Il punto è il calendario. Il prossimo appuntamento è il Consiglio europeo di metà ottobre. Per l’occasione, la Commissione presenterà il nuovo rapporto sui rimpatri degli ex “dublinanti”: i richiedenti asilo che, dopo essere arrivati in un Paese Ue, si spostano in un altro Stato membro e che, secondo le nuove regole del Patto sulla migrazione e l’asilo, dovrebbero essere ricondotti nel Paese di primo approdo. Roma ha già contestato dei trasferimenti, entrando in attrito con Germania, Austria, Svizzera, Svezia, Finlandia, Paesi Bassi e Irlanda. È qui che la partita spagnola può tornare utile. Se il rapporto dovesse restituire l’immagine di un’Italia in difficoltà sul dossier migratorio, Meloni avrebbe interesse a tenere acceso un altro fronte. Una proroga dopo l’altra, dunque, fino al vertice europeo. «Un tempo adeguato per assorbire lo stato d’emergenza» dichiarato dalla Spagna e previsto fino al 31 dicembre, spiegano fonti vicine alla premier. Ma anche il tempo necessario per arrivare a Bruxelles con Pedro Sánchez nel mirino.