SAVELLETRI Dovevano essere i giorni della grande distensione, la data di Ferragosto una cesura nella crisi. E invece il braccio di ferro tra Giorgia Meloni e Pedro Sanchez è destinato a continuare. Il governo valuta una proroga della sospensione di Schengen con la Spagna. Se la situazione a Ceuta non dovesse tornare alla normalità entro la fine del mese e gli attraversamenti dal Marocco non dovessero cessare non si esclude di estendere alla prima settimana di settembre, e oltre se necessario, i controlli alle frontiere, spiegano due fonti qualificate al Messaggero. Muro contro muro.

Il doppio fronte Mentre la trattativa europea sui migranti di "Dublino" - gli stranieri irregolari entrati in altri Stati membri passando dall'Italia - entra in un tornante tortuoso. Dopo la Germania e la Svizzera, ora anche l'Austria chiede a Roma di riprendersi i "dublinanti". Quattro migranti sarebbero già stati espulsi verso i confini italiani, hanno fatto sapere ieri le autorità di Vienna, che hanno messo a disposizione biglietti di treni e pullman per la traversata.Un doppio fronte caldissimo sulla gestione dell'immigrazione irregolare che scuote le ferie della premier Giorgia Meloni e dei suoi ministri. La leader, raccontano, segue da vicino il dossier ed è la prima a chiedere di usare la mano ferma. Nessun cedimento a Sanchez e neanche un dublinante deve essere ripreso in Italia. La raccontano in Puglia Meloni ma non vi è traccia di dove si trovi né risulta la sua presenza nella masseria di lusso che nel 2024 ha ospitato il G7 a Borgo Egnazia. Resta in contatto, questo sì, con i ministri impegnati sull'affaire migranti. Ovvero Matteo Piantedosi e Antonio Tajani ma anche il vicepremier leghista Matteo Salvini. Sono ore concitate nonostante la pausa estiva. Da una parte i report dell'intelligence che fotografano a Ceuta, l'exclave spagnola in Marocco, una situazione ancora in divenire e le ong che riferiscono di una crisi umanitaria drammatica. Con la Moncloa ci sono stati contatti tecnici ma nulla che faccia presagire un ritorno immediato alla libera circolazione di Schengen. Anzi, ed ecco la notizia, prende corpo ai piani alti del governo l'idea di prorogare i controlli dei documenti nei porti e negli aeroporti per chi viene dalla Spagna, se non arrivassero segnali concreti da Madrid. Dall'altra parte, si diceva, monta il caso "Dublino". Con la Germania di Friedrich Merz la crisi sembrerebbe rientrata. Sono solo tre al momento i migranti arrivati lì attraverso movimenti secondari - a gennaio di quest'anno Meloni e Merz hanno siglato un accordo per "azzerare" il conteggio dei dublinanti - e per il momento a Roma non vogliono saperne: non saranno accolti in Italia. Si tratta della donna somala Faduma Abdirisaq Warsame, accolta per ora da una chiesa evangelica tedesca, l'afghano Samir Hotak e l'irachena Rania Darezh. Nei prossimi giorni Piantedosi sentirà il ministro tedesco agli Interni Dobrindt e si lavora dietro le quinte a un bilaterale in persona per chiarire la vicenda.Diverso è il caso svizzero, dove la conta di uomini e donne rimaste in un limbo dal 2022 - ovvero da quando l'Italia ha sospeso i trasferimenti previsti dagli accordi di Dublino - ammonta a più di seicento. Qui la trattativa diplomatica si complica e non aiutano le tensioni mai sopite tra Roma e Berna sulla vicenda di Crans-Montana, il rogo in una discoteca svizzera a inizio anno che ha mietuto sei vittime fra i connazionali. La Svizzera è destinata a far valere una vecchia promessa del governo italiano. Ovvero quella di riaccogliere i "dublinanti" nel nostro Paese, confermata in una serie di scambi tra Piantedosi e l'omologo elvetico a inizio 2025, per ultimo in un bilaterale tra Tajani e il ministro degli Esteri Cassis il 19 agosto di quell'anno. Ma le condizioni sono cambiate, spiegano dal governo, e così anche le regole con l'entrata in vigore del nuovo Patto Ue sulla migrazione e l'asilo il 12 giugno. L'Italia è disposta a riprendersi solo i "dublinanti" arrivati in altri Stati membri dopo quella data e comunque valutando "caso per caso".Il no italiano Quanto agli altri: nessun margine per trattare. «Diremo no anche alla Svizzera - spiegano fonti di governo alle prese con il dossier - peraltro i dublinanti possono venire in Italia solo se di loro spontanea volontà o con il nostro accordo, non possono essere forzati i trasferimenti». Certo, resta vivo il timore di un "effetto domino" in Europa. Germania, Svizzera, Austria. Quanti altri Paesi membri chiederanno all'Italia di "saldare i conti" dei regolamenti di Dublino? Senza contare l'ombra di Roberto Vannacci che aleggia e non vede l'ora di montare un pezzo di campagna elettorale sui respingimenti alla frontiera. Intanto le opposizioni cannoneggiano. «Mentre qui ci si bea degli straordinari risultati dell'hub in Albania, che hanno solo dissanguato l'erario pubblico italiano, gli altri Paesi europei hanno preso il parola Giorgia Meloni: ognuno si tenga i suoi» attacca da Italia Viva Enrico Borghi denunciando uno «Straordinario autogol».