"La libertà è come l’aria: se non la puoi respirare, non ce l’hai". È questo uno dei nuclei del nuovo romanzo di Alessandro Di Nuzzo, Il maestro del Duce (Bompiani) in libreria da domani. La storia di Guido, giovane maestro nell’Italia fascista, è quella di un ventenne costretto a misurare le proprie convinzioni con la realtà. E, come dice Di Nuzzo, 57 anni, giornalista e sceneggiatore di Reggio Emilia, è "anche un po’ la storia di un anti-italiano".

Di Nuzzo: perché ha scelto un maestro come protagonista? "Il punto di vista di un maestro elementare è estremamente interessante. Un maestro si trova, come Guido, a dover lavorare veramente con la materia viva, la cera molle dei bambini. E nel plasmare rivede sé stesso. I bambini, gli alunni di una scuola, sono ieri come oggi uno specchio in cui l’adulto necessariamente si rivede".

È anche una figura con una lunga tradizione letteraria, come anche la forma diaristica con cui ha deciso di raccontare la storia. "Si ritrova in tutte le storie che hanno il maestro per protagonista, a cominciare da Cuore, e andando fino a Diario di un maestro, quel bellissimo sceneggiato della tv degli anni Settanta di Vittorio De Seta, fino ad arrivare a un libro come Io speriamo che me la cavo di Marcello D’Orta".