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Marco Calabresi

Dopo oltre 4 mesi di stop per l'infortunio al polso, lo spagnolo regola il russo e si qualifica al secondo turno. Affronterà il portoghese Jaime Faria

Rieccolo, Carlos Alcaraz, 139 giorni dopo l'ultima partita. Un Alcaraz già a un buon livello, carico al punto giusto per tentare di arrivare in fondo a uno US Open che sembrava non potergli appartenere: il «vamos» con cui ha scaricato tutta l'adrenalina dopo il triplo 6-4 al russo Roman Safiullin è invece un segnale agli avversari (tra questi non ci sono già più Novak Djokovic e Arthur Fils, battuto da Tsitsipas). Carlos c'è, invece, e proverà a crescere ancora partita dopo partita: la seconda lo vedrà di fronte al portoghese Jaime Faria.«Sono stati quasi cinque mesi difficili — le parole del numero 3 del mondo e seconda testa di serie del torneo vista l'assenza di Jannik Sinner — Avevo perso la confidenza con il tennis, il pubblico: avevo perso tutto, ma sono contento di aver ritrovato tutto questo. Non sono al 100% ma ho cercato di dimenticare tutto quello che è successo negli ultimi mesi e di mettermi alla prova, senza sapere cosa sarebbe potuto succedere». La condizione fisica, allenata anche senza toccare la racchetta, è incoraggiante: «Mi sento bene. Il livello del mio tennis può essere superiore, ma oggi credo di aver espresso un buon tennis. Andare avanti nel torneo aiuta e spero di giocare sempre meglio». Safiullin aveva avuto una palla break nel primo set e, dopo averlo perso, aveva strappato la battuta a zero ad Alcaraz nel secondo game del secondo. Nove punti persi di fila dallo spagnolo, ma il russo avanti 2-0 40-30 ha buttato via il vantaggio, sbagliando un diritto comodo e facendo rientrare Carlitos, che non se l'è fatto ripetere due volte. Buone sensazioni e grande solidità mentale anche nel terzo quando, dopo aver annullato tre palle del possibile 0-2, ha strappato il servizio a Safiullin subito dopo, prima di chiudere in due ore e 22'. C'è luce in fondo al tunnel.