L’epidemia di Ebola in Repubblica Democratica del Congo ha superato i 6.000 casi confermati e i 3.000 morti, diventando la più grande e mortale del Paese.
L’epidemia di Ebola in Repubblica Democratica del Congo continua a correre più veloce della risposta sanitaria sul campo. Ad oggi, 31 agosto 2026, le autorità nazionali hanno registrato 6.041 casi confermati, di cui 2.911 decessi, che rendono quest’epidemia la più grave mai registrata nel Paese. Il bilancio continua a crescere anche fuori dalle aree inizialmente più colpite, ora esteso a 60 zone sanitarie distribuite in sei province, mostrando un aumento sostanziale della portata geografica dell’epidemia da quando l’Organizzazione Mondiale (OMS) della Sanità ha dichiarato l’emergenza sanitaria internazionale.
L’Ituri rimane la provincia più colpita con circa 5.000 casi, seguita dal Nord Kivu, in un contesto umanitario segnato da conflitti, insicurezza alimentare, violenza armata e sfollamenti che ostacolano l’accesso all’assistenza sanitaria e ai servizi assistenziali. Secondo i dati, più della metà delle persone morte di Ebola è deceduta al di fuori dei centri di trattamento, spesso nelle proprie case o direttamente nelle comunità. Questo significa che molte persone non arrivano in tempo alle cure e che, nel frattempo, il virus può continuare circolare senza essere individuato, con il rischio di diffusione che rimane elevato anche oltre i confini nazionali. “Presso aeroporti, porti e valichi di frontiera terrestri ufficiali sono in vigore misure di screening sanitario e di sorveglianza all'ingresso e all'uscita” ricorda l’OMS che tuttavia avverte: “Potrebbero verificarsi spostamenti attraverso valichi di frontiera informali, con conseguente rischio continuo di esportazione, importazione e ulteriore trasmissione del virus. Pertanto, la collaborazione transfrontaliera, la sorveglianza costante e la preparazione sono essenziali per prevenire un’ulteriore diffusione regionale e garantire un’efficace risposta di sanità pubblica”.










