Pellegrino D'Avino e Antonio Passariello, arrestati nell'ambito dell'inchiesta sull'attentato pianificato ai danni del giornalista Sigfrido Ranucci, resteranno in carcere. Il giudice per le indagini preliminari di Roma ha respinto l'istanza dei loro difensori, che avevano chiesto la concessione degli arresti domiciliari. La decisione del gip segue il parere nettamente contrario espresso dalla Procura capitolina alla scarcerazione dei due indagati.
La difesa, rappresentata dagli avvocati Generoso Pagliarulo e Antonio Falconieri, aveva sollecitato una misura cautelare meno gravosa, richiesta ritenuta non accoglibile.
Il provvedimento arriva a pochi giorni da un passaggio cruciale dell'indagine. Giovedì scorso D'Avino e Passariello sono stati interrogati per oltre nove ore dal pubblico ministero Edoardo De Santis, rispondendo puntualmente alle domande e fornendo elementi ritenuti significativi sulla struttura organizzativa del complotto.
I due hanno chiarito di aver intrattenuto contatti esclusivamente con Gomes Tavares, attualmente localizzato in Africa e indicato dagli inquirenti come il factotum di Valter Lavitola. La posizione di Lavitola resta al centro degli accertamenti della magistratura romana. L'ex direttore de L'Avanti! è formalmente iscritto nel registro degli indagati con l'accusa di essere il mandante dell'attentato ai danni di Ranucci.










