Tra le aziende inserite nei contratti governativi per il Golden Dome figura la startup Gravitics, che sta lavorando a un obiettivo ambizioso: dimostrare la fattibilità di una “nave madre” orbitale capace di ospitare satelliti, droni e missili intercettori. Un progetto che appare fantascienza, ma la cui logica trova sempre maggior riscontro negli odierni e futuri programmi spaziali militari

La Missile defense agency (Mda) degli Stati Uniti ha allargato ulteriormente la platea di aziende coinvolte nel programma Golden Dome, il futuro scudo antimissile degli Stati Uniti, e tra i nomi selezionati compare Gravitics, startup di Seattle specializzata in grandi strutture spaziali. L’azienda è stata inserita tra i fornitori del contratto quadro Shield (Scalable homeland innovative enterprise layered defense), dal valore potenziale di 151 miliardi di dollari, e tra i progetti su cui è al lavoro spicca l’orbital carrier, una piattaforma pensata per custodire, proteggere e rilasciare altri sistemi direttamente dall’orbita. Si tratta di una sorta di “nave madre orbitale” in grado di schierare assetti e sistemi direttamente nello spazio senza bisogno di attendere un lancio da terra. Il progetto è ancora in fase sperimentale, ma il suo principio operativo è fondamentale per comprendere su quali orizzonti si muovono le odierne evoluzioni dello spazio militare.