Negli ultimi 40 anni gli eventi legati a El Niño hanno subito un aumento di intensità pari a quasi il 40% rispetto all’era preindustriale. Un nuovo studio guidato dall’Università del Michigan e dall’Università dell’Arizona, pubblicato sulla rivista scientifica Science, analizza come la forza di questo fenomeno climatico abbia raggiunto livelli mai visti nell’ultimo millennio. La ricerca dimostra una correlazione diretta tra il riscaldamento globale causato dalle attività umane e il potenziamento di queste anomalie termiche nell’Oceano Pacifico.

Come ormai un po’ tutti hanno imparato nel corso di questa estate torrida, El Niño è un fenomeno naturale periodico scatenato dall’indebolimento dei venti alisei nel Pacifico tropicale. In condizioni normali, i venti spingono le acque calde verso ovest, ma quando si affievoliscono, la massa d’acqua calda scorre a est verso l’America del Sud. Questo spostamento altera la circolazione atmosferica globale, provocando gravi deviazioni nelle precipitazioni e nelle temperature a livello mondiale. Tali oscillazioni generano impatti catastrofici che vanno da periodi di siccità estrema a piogge alluvionali.

«Non riscontriamo alcun periodo nel passato in cui gli eventi El Niño siano stati così intensi come oggi, e dimostriamo che l’intensità di El Niño varia parallelamente al riscaldamento della temperatura globale», ha affermato l’autrice principale Julia Cole, professoressa e direttrice del dipartimento di Scienze della Terra e dell’Ambiente dell’Università del Michigan. «I nostri risultati indicano che i grandi eventi El Niño degli ultimi 40 anni non sono normali nel contesto degli ultimi mille anni».