La confessione di Dario Franceschini – “Ho il Parkinson, è stata una botta tremenda” – e il racconto, affidato all’ironia, di Vincenzo Mollica riportano al centro dell’attenzione una malattia neurodegenerativa con la quale, dopo la diagnosi, si impara a fare i conti ogni giorno. Franceschini racconta di aver ricevuto la diagnosi nel 2020 e di aver inizialmente cercato di nasconderla, prima di scegliere di parlarne pubblicamente per invitare gli altri malati a non isolarsi e a continuare a vivere. Mollica, alle prese anche con la cecità e il diabete, ha scelto invece la sua arma di sempre: l’ironia.
Convivere con il Parkinson non significa soltanto assumere i farmaci prescritti dal neurologo. La qualità della vita passa anche dal mantenimento dell’autonomia, della forza muscolare, del sonno, delle relazioni e degli interessi: terreno sul quale movimento, alimentazione e cura delle altre condizioni di salute possono avere un peso concreto. Senza promettere scorciatoie né sostituire le terapie, le buone abitudini possono diventare parte della gestione quotidiana della malattia. Lo abbiamo chiesto alla professoressa Anna Rita Bentivoglio, neurologa e responsabile della UOS Disturbi del Movimento della Fondazione Policlinico Gemelli di Roma.










