«Ho il Parkinson. Mi è stato diagnosticato nel novembre del 2020. E’ stato una botta tremenda». Dario Franceschini rende per la prima volta pubblica la convivenza con la malattia. Lo fa per lanciare un messaggio a chi vive la sua stessa condizione.In una intervista al Corriere della Sera l’esponente dem spiega che «chi è colpito dal Parkinson tende a vergognarsi. Parla male, biascica, oppure cammina barcollando, sembra un ubriaco. Altri sono scossi da un tremore irrefrenabile. E’ fondamentale non scoraggiarsi, svegliarsi al mattino con qualcosa da realizzare. Per cercare di combattere il Parkinson, oltre ai farmaci, è decisivo riuscire a riempire le proprie giornate e ripetersi: io non mollo, io continuo a vivere, a esserci», insiste.Ai malati di Parkinson: "Non isolatevi, continuate a vivere"
«Parlare pubblicamente della mia malattia, è chiaro, mi costa, e molto. Però ci ho riflettuto a lungo: e, mettendo sulla bilancia i pro e i contro, mi sono convinto che sia giusto descrivere questa particolare stagione della mia vita. Per dire a tutti gli altri malati di Parkinson: non isolatevi, continuate a vivere». La malattia, spiega il senatore ed ex ministro della Cultura, «ha cambiato anche il suo rapporto con la politica: «Azzera le ambizioni personali, ti fa perdere quel senso di invincibilità che il politico si presume debba trasmettere, mostrando di non avere, quasi per definizione, debolezze, timori, fragilità». Nonostante questo, Franceschini continua a fare politica: «Il Parkinson colpisce il corpo, non le capacità cognitive. Cali il ritmo del lavoro, lo adegui. Però io ho continuato, e continuo, con telefonate, incontri, riunioni».










