Un’infezione batterica finora nota quasi esclusivamente in ambito veterinario sta facendo parlare di sé in Europa. La dermatofilosi, soprannominata “malattia della pioggia” (rain rot) per la sua tendenza a svilupparsi negli ambienti molto umidi, ha registrato un’impennata di contagi nel continente, facendo il suo debutto nel Regno Unito con un primo paziente intercettato in Scozia. Tradizionalmente diffusa tra bovini e cavalli, la patologia sta mostrando un’inedita modalità di trasmissione interumana tramite contatti cutanei ravvicinati. I cluster principali sono stati segnalati in Francia, Germania, Spagna, Austria, Svezia e Norvegia, mentre in Italia non sono stati registrati casi. Se da un lato i focolai nei Paesi centrali e centrali-settentrionali sono stati prevalentemente collegati alla frequentazione di saune e locali dedicati a incontri intimi, in Norvegia si è registrata un’epidemia circoscritta tra atleti di arti marziali e sport da contatto.

Nonostante l’impatto visivo delle manifestazioni cutanee – papule, pustole e croste su viso, genitali e arti -, le valutazioni ufficiali dell’ECDC (il Centro Europeo per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie) invitano a contestualizzare il fenomeno con razionalità. L’agenzia europea classifica il rischio per la popolazione generale come “molto basso”, sottolineando che l’infezione ha un decorso clinico lieve, risponde rapidamente alle normali terapie antibiotiche e non causa complicanze gravi. L’attenzione delle autorità sanitarie è rivolta solo alla necessità di monitorare il cambio di comportamento del batterio, che sembra adattarsi alla trasmissione pelle contro pelle.