È stato battezzato Geomare il progetto – al momento riservato, anche perché ancora embrionale – con cui Enel green power ipotizza di convogliare acqua marina verso le centrali geotermoelettriche in sua gestione, per poi desalinizzarla e trasformarla in vapore grazie al calore presente naturalmente presente nel sottosuolo, da cui ricavare elettricità e calore rinnovabili.
L’indiscrezione è stata lanciata oggi da La Repubblica, mentre l’idea è in fase di valutazione sui tavoli della Regione, col presidente Eugenio Giani aperturista: «È un progetto molto ambizioso – afferma –, anche se siamo agli inizi». Si tratterebbe di mettere in campo un investimento da decine di milioni di euro, per realizzare una condotta che dalla zona sud della provincia livornese arrivi fino all’area geotermica tradizionale, percorrendo una trentina di km e facendo ricadere tra i Comuni geotermici (con i relativi benefici economici) quelli attraversati dal tubone.
A quale scopo? È bene chiarire subito che lo scopo non è salvaguardare la risorsa idropotabile, perché già oggi la geotermia non attinge né alle acque superficiali (fiumi) né a quelle di falda. La qualità di tali acque viene costantemente monitorata come elemento di sicurezza dall’Agenzia regionale deputata a farlo (Arpat), ma c’è una netta separazione fisica e idraulica tra la falda acquifera e i serbatoi geotermici. Questi ultimi circolano in profondità nel sottosuolo, alimentati dall’infiltrazione di acque meteoriche così come dalle acque di condensa raccolte dalle centrali stesse re-immesse nel sottosuolo proprio per “coltivare” la risorsa (il vapore) e ottimizzare la producibilità delle centrali nel corso del tempo: non a caso le prime lampadine accese dalla geotermia toscana risalgono a inizio ‘900.








