La sospensione dell’accordo di Schengen nei confronti della Spagna sarà prorogata di altri 15 giorni. La misura, introdotta dall’Italia dopo l’allarme legato alla situazione nell’enclave spagnola di Ceuta, prevede controlli nei porti e negli aeroporti italiani sui passeggeri in arrivo dal Paese iberico, con verifiche mirate soprattutto sui cittadini di Paesi terzi. Il provvedimento era stato inizialmente disposto per un mese. La decisione è legata alla valutazione dei rischi per la sicurezza e alla situazione migratoria a Ceuta.
A Madrid, intanto, il premier spagnolo Pedro Sánchez ha ribadito di non ritenere il Marocco responsabile dell'ondata migratoria che tra il 30 e il 31 luglio ha portato circa 70mila persone a Ceuta. «Continuiamo a indagare», ha detto in un'intervista alla Cadena Ser, sottolineando che né le forze di sicurezza né il Centro nazionale di intelligence hanno fornito elementi su un coinvolgimento delle autorità marocchine. Al contrario, ha definito «francamente positiva» la cooperazione con Rabat, che avrebbe offerto un'immediata collaborazione nella gestione della crisi. Secondo Sánchez, alla base degli arrivi ci sarebbe anche una campagna di disinformazione sui social, alimentata da reti che ha ricondotto a Russia e Israele e a un'«internazionale dell'ultradestra». Al centro, secondo il premier, ci sarebbe stata la diffusione di informazioni fuorvianti su una sentenza del Tribunale Supremo relativa ai respingimenti dei minori arrivati a nuoto a Ceuta. A un mese dalla crisi, nell'exclave restano circa 5mila migranti, di cui 1.200 minorenni non accompagnati, mentre dal 10 agosto circa 3.200 persone sono rientrate volontariamente in Marocco. Sánchez ha quindi chiesto maggiore solidarietà agli altri Paesi europei, citando anche l'Italia e la gestione degli arrivi a Lampedusa. Intanto Madrid prepara nuovi aiuti per Ceuta: il Consiglio dei ministri dovrebbe approvare domani uno stanziamento aggiuntivo di 168 milioni di euro.










