Settemilanove persone in meno. Non è una previsione, non è uno scenario costruito da un centro studi: è la differenza fra i residenti iscritti nei cinque capoluoghi calabresi all’inizio del 2023 e quelli registrati alla fine del 2025. In tre anni Cosenza, Catanzaro, Reggio Calabria, Crotone e Vibo Valentia hanno perso l’equivalente della popolazione di un paese. Il numero finale, però, è soltanto la porta d’ingresso. Dietro ci sono movimenti diversi, che nei titoli finiscono spesso ammucchiati: chi si trasferisce nel comune accanto, chi parte per Milano o Bologna, chi rientra dall’estero, chi arriva da un altro Paese, chi nasce e chi muore. Separare queste voci cambia il racconto. Non rende la crisi meno grave. La rende più vera.
L’elaborazione di Calabria7 sui bilanci demografici comunali dell’Istat mostra una regione urbana che perde abitanti per due ragioni insieme: non riesce a trattenere una parte dei residenti e, soprattutto, non mette al mondo abbastanza figli per sostituire chi muore. L’immigrazione internazionale attenua la caduta, ma non può rovesciare da sola una struttura demografica diventata fragile. E gli stranieri, contrariamente a una rappresentazione diventata comoda per opposte propagande, non stanno scomparendo dalle città calabresi: aumentano in tutti e cinque i capoluoghi.








