La Sardegna è un “caso”. Tutte le voci demografiche restituiscono un quadro drammatico e un futuro sempre più fosco. Nell’arco di vent’anni – dal 2006 al 2026 – l’Isola ha registrato una perdita di 85.704 residenti (-5,23%), mentre l’Italia nel suo complesso, grazie a sei regioni del centro-nord, è cresciuta dell’1,12%.
Un bilancio negativo
E se in termini percentuali i comuni sardi più toccati dallo spopolamento sono quelli piccoli e delle aree interne – come Tadasuni, 125 abitanti circa, ne ha perso uno su tre nell’ultimo decennio, e ancora Gadoni, Ussassai, Baressa, Assolo, Bultei, Illorai, Ula Tirso, Pompu, Esterzili – in valori assoluti l’emorragia investe anche le città e i centri più grandi, Nuoro, Sassari, Carbonia, Cagliari, Iglesias, Porto Torres, Guspini, Villacidro, Oristano, Quartu Sant'Elena.
E anche se ci sono per contro comuni che invece guadagnano, ad esempio, Olbia, Arzachena, Alghero, Uta, Sestu, Budoni, San Teodoro, Loiri Porto San Paolo, Trinità d’Agultu e Vignola, Posada, il bilancio finale regionale è comunque preoccupante.
Il futuro






