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Nei giorni scorsi l’Istat ha diffuso dati positivi sulla fiducia delle imprese e dei consumatori. Ancora una volta il Paese reale sembra offrire una fotografia diversa rispetto alle previsioni. Ora attendiamo il dato dell’inflazione che sarà un importante termometro della crescita dei prezzi durante la prima parte dell’estate. Le previsioni non sono ottimistiche ma valuteremo la misurazione reale. Nell’immediato però il governo deve ridurre – con poche risorse a disposizione, al momento - l’impatto dell’aumento dei prezzi per famiglie e imprese. Di fronte ad una situazione economica internazionale che resta complessa – e che possibili (ma non auspicabili) rialzi dei tassi di interesse potrebbero rendere ancora più difficile – le scelte del "buon pescatore" che siede a via XX Settembre sono, oggi, limitate. Infatti fino al 22 settembre, quando usciranno i dati Istat su crescita e finanza pubblica, non vi sono molti margini di manovra e le possibili agibilità finanziarie compreso lo scostamento di bilancio - saranno percorribili solo con la legge di Bilancio. Questo deve essere ben chiaro a tutti. Dopo avere agito in misura orizzontale, garantendo un contenimento generale dell’impatto energetico, il governo ha deciso ora di concentrarsi sui settori e sulle famiglie più vulnerabili. Un compito difficile perché ora tutti si definiscono "settori in crisi e famiglie deboli" e l’attuazione di interventi simili ha una complessa architettura esecutiva. Un rischio appare subito evidente e deve essere evitato: penalizzare il cosiddetto "ceto medio" con un’incongrua struttura di interventi mirati.