I controlli alle frontiere per chi arriva in Italia dalla Spagna andranno avanti. Il governo ha intenzione di prolungare lo stop al trattato di Schengen con Madrid. La decisione finale sarà presa, però, soltanto oggi, 31 agosto, quando la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e il titolare della Farnesina, Antonio Tajani si sentiranno per fare il punto e valutare la situazione nell’exclave spagnola di Ceuta, analizzando sia i rapporti di intelligence che le interlocuzioni diplomatiche avute in queste settimane col governo di Pedro Sanchez.

L’intenzione, da quanto si apprende, è quella di andare avanti, anche se non è chiaro per quanto tempo: se, cioè, il prolungamento sarà solo di una settimana, cioè fino al 7 settembre quando scadrà anche il termine dei controlli voluti dalla Spagna, oppure se si proseguirà ancora per un altro mese. È stato lo stesso Piantedosi, parlando da Ceglie Messapica, a ricordare che il quadro è «complicato» e che «a Ceuta la situazione è tutt’altro che migliorata», perché ci sarebbero ancora tra i cinquemila e i diecimila migranti «non identificati o non compiutamente identificabili». Non solo, ma per il titolare del Viminale ci sarebbe anche un «allarme» da parte delle agenzie di intelligence spagnole per «soggetti con una caratterizzazione jihadista». D’altronde, ha ricordato Piantedosi, la decisione di ripristinare i controlli non sarebbe stata presa, il mese scorso, per andare allo «scontro con il governo spagnolo» considerato «Paese fraterno» ma oggi da Ceuta arrivano notizie di una crisi umanitaria e di tensioni con la popolazione locale. Parole che lasciano intendere l’inevitabilità di continuare, anche se dalle risultanze di queste settimane, dei controlli agli aeroporti non è emerso un legame diretto con quanto accade nell’excalve. Non risulterebbe, infatti, che migranti, entrati a Ceuta nella notte tra il 30 e 31 luglio scorsi, siano arrivati in Spagna e poi da qui transitati in Italia. A essere fermati sono state soprattutto persone con documenti non in regola. In molti casi con un visto turistico o un permesso di soggiorno scaduti. Oppure cittadini con precedenti penali già segnalati dalla polizia.