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Daniele Manca

L’uno per cento di crescita del Pil stimato per il 2026 è una buona notizia. Ora dovremmo trasformare il 2027 nell’anno dell’intelligenza artificiale

Abbiamo un piccolo appiglio per tentare di arrivare con un pizzico di ottimismo alla ripresa autunnale. È quell’uno per cento di crescita del Pil che potremmo realizzare nel 2026. Le stime parlavano di un tasso inferiore. Sempre di decimali si parla. Ma con le crisi in giro per il mondo, da quella recente nello Stretto di Hormuz, a quella in Ucraina nel cuore dell’Europa, non era affatto scontato che il sistema economico e le imprese avrebbero comunque reagito. Come farne una leva di ulteriore sviluppo? Tutti gli anni dobbiamo pagare circa 90 miliardi di interessi su un debito pubblico che viaggia verso i 3.200 miliardi. E il modo migliore per farvi fronte è far crescere il Pil. Siamo bravissimi nella manifattura. Mettere assieme questa abilità con l’intelligenza artificiale, a cominciare dalle grandi imprese pubbliche e private, come auspicato più volte anche dal governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta, potrebbe garantirci quella crescita che tutti auspicano.

Abbiamo però bisogno anche di un Paese che comprenda quanto questa sia la priorità se vogliamo difendere i risultati raggiunti. In questo scorcio del 2026 dovremmo avere il coraggio di avviare un processo che porti a fare del 2027 l’anno dell’intelligenza artificiale, grazie a un’opera di alfabetizzazione del Paese intero, non solo delle nuove generazioni. Andrebbero coinvolte le imprese più diffuse sul territorio, dalle banche agli sportelli postali, dalle stazioni ferroviarie alle (perché no?) strutture sanitarie. Dovremmo per una volta smetterla di sentirci un Paese sempre pronto a dividersi su diritti e principi, su storia ed emergenze da affrontare. Anzi, sarebbe bene che fosse l’opposizione a lanciare l’idea di questa alfabetizzazione al digitale e all’intelligenza artificiale, e che il governo l’accogliesse. Temiamo però che, invece, di costruire un comitato bipartisan pronto a lavorarci per questa e per la prossima legislatura, si inizierà col dividersi prima sui nomi, poi sulla durata e così via. E non solo tra maggioranza e opposizione, ma anche all’interno delle due coalizioni. Con buona pace dell’ottimismo con cui volevamo arrivare alla ripresa autunnale.