Di: Michèle Scherer (SRF), articolo originale - sf, adattamentoCompiti a casa, lavori di gruppo o presentazioni: per molti giovani l’intelligenza artificiale è ormai un compagno di scuola abituale. Nove adolescenti su dieci la utilizzano regolarmente per svolgere attività legate alla scuola.Un dato che non sorprende Stefan Wolter, direttore del Centro svizzero di coordinamento della ricerca educativa (CSRE) e autore di uno studio sul tema. “Per gli studenti è naturalmente una forte tentazione: con l’IA possono portare a termine rapidamente compiti che richiederebbero molto lavoro e avere così più tempo libero, invece di affrontare un processo di apprendimento lungo e impegnativo”, afferma.Gli studenti fanno i compiti con ChatGPT o si fanno scrivere una presentazione da GeminiKeystoneIl problema è che non sono le scuole a dettare il ritmo nell’uso dell’IA: nella maggior parte dei casi i giovani utilizzano di propria iniziativa strumenti come ChatGPT. Meno di un quinto degli allievi intervistati ha infatti dichiarato di servirsi dell’IA su richiesta o sotto la guida di un docente.
Una situazione preoccupante secondo Wolter: “Per un utilizzo produttivo dell’IA, gli insegnanti dovrebbero mostrare agli studenti come impiegarla senza perdere la capacità di ragionare in modo autonomo”.L’evoluzione rapida mette le scuole sotto pressioneLa preoccupazione è condivisa da Beat Schwendimann, responsabile del settore pedagogico dell’associazione svizzerotedesca dei docenti (LCH). Il problema è ben noto nelle scuole, ma con una tecnologia che evolve così rapidamente come l’IA è inevitabile trovarsi sempre un passo indietro.“Proprio nel campo dell’IA tutto cambia molto velocemente. Questa tecnologia sta permeando ogni ambito della vita quotidiana e per le scuole è difficile restare costantemente aggiornate, integrare continuamente le novità e trovare il tempo necessario per affrontarle in modo approfondito”, afferma.Le considerazioni di Beat Schwendimann (Echo der Zeit, SRF, 25.08.2026)A ciò si aggiunge il fatto che gli insegnanti sono già oggi sotto pressione e che il loro ambito di competenze continua ad ampliarsi. Per questo motivo, sostiene Schwendimann, è importante che nella formazione iniziale e continua del corpo docente si impari a utilizzare in modo efficace l’IA nell’insegnamento.L’IA può infatti rivelarsi uno strumento utile, a condizione che non finisca semplicemente per sostituirsi al processo di riflessione e apprendimento degli allievi.“L’obiettivo non è delegare l’apprendimento all’IA, ma usarla per sostenere i processi di apprendimento”, afferma Schwendimann. “L’IA può fungere da interlocutore critico: per esempio, si può chiederle di porre domande stimolanti, di individuare le lacune nelle proprie conoscenze, di mettere alla prova le proprie conoscenze, ma non di fornire direttamente le risposte”.Richiesta di un’IA svizzeraRestano aperte anche diverse questioni legate alla protezione dei dati. L’utilizzo dei chatbot può infatti essere delicato, poiché le informazioni inserite possono essere trasferite, ad esempio, negli Stati Uniti o in Cina. Un sondaggio condotto dal LCH ha evidenziato che in molte scuole mancano direttive chiare in materia.L'IA resterà a lungo un tema sui banchiKeystone“È necessario definire quali strumenti le scuole possano utilizzare e a quali condizioni. Dal punto di vista del LCH, sarebbe auspicabile che a medio o lungo termine avessimo anche un’IA sviluppata in Svizzera, che sia soggetta alla normativa svizzera sulla protezione dei dati“, afferma Schwendimann.In Germania esiste già un’applicazione di IA sviluppata appositamente per l’ambito scolastico. In Svizzera, invece, una soluzione analoga ancora manca. Una cosa, però, è certa: il tema dell’intelligenza artificiale continuerà a occupare il mondo della scuola ancora a lungo.






