In quella casa della palazzina di cinque piani a Centocelle, non si sentiva mai nulla. Né urla, né litigi. Niente che potesse far presagire, neanche nella più remota delle ipotesi, un fatto di sangue così drammatico che ha invece preso forma ieri pomeriggio attorno alle 14.In quell'appartamento un ragazzo di 16 anni ha aggredito a mani nude la madre 49enne arrivando fino ad ucciderla a furia di colpi violentissimi. Ed è stato sempre il giovane, poi, ad allertare la polizia e a far scattare l'intervento dei soccorritori. La donna è stata quindi trasportata d'urgenza al policlinico di Tor Vergata, dove però è spirata poco dopo. Mentre il ragazzo, condotto al policlinico Umberto I, è stato ricoverato nel reparto di Psichiatria. Madre e figlio, unici inquilini dell'appartamento, entrambi italiani, vivevano lì da due o tre anni. Il padre del 16enne, invece, sarebbe morto da tempo.
Le testimonianze Sono le voci degli inquilini del palazzo, ancora sotto shock, a restituire oggi l'immagine di una madre e di un figlio che trascorrevano le giornate quasi da invisibili. Un'esistenza appartata, vissuta nel pudore e nella volontà di non attirare l'attenzione. Un velo che adesso si è inevitabilmente stracciato. E sotto, resta ancora da capire bene cosa ci sia.Forse problemi psicologici, nel giovane, mai troppo approfonditi. Di cui, di certo, nessuno tra i vicini era a conoscenza. E anche cosa sia successo esattamente prima dell'aggressione resta da capire. Potrebbe essere scoppiata una lite tra madre e figlio, ma nessuno nel palazzo ha sentito gridare attorno a quell'ora. Non la vicina della porta accanto, che non ha sentito «neanche mezzo urlo». E lo stesso vale per l'uomo che abita all'appartamento di fronte. D'altronde, i due non erano mai stati dei vicini problematici, tutt'altro.La 49enne faceva lavoretti saltuari come dog-sitter o, quando capitava, come badante a chiamata per mantenere lei e il figlio. Si arrangiava come poteva, nonostante fosse piuttosto debilitata a causa di alcuni problemi di salute del suo passato recente. Un'inquilina del palazzo di fronte, che la conosceva meglio, la descrive come una persona «molto centrata su se stessa e sul figlio». Una che, anche se in difficoltà economica, non lo dava mai a vedere.E anche quella del figlio 16enne, che frequentava la scuola, era, per tutti, una presenza discreta: «Sembrava molto introverso e taciturno», ammette qualcuno degli inquilini del palazzo, pur precisando che «era un bel ragazzo e sembrava tranquillo, non di certo uno squilibrato».Per questo, oggi, tra i residenti della strada resta soprattutto un disorientato sgomento: «Questa notte qui vicino è esplosa una bomba e adesso veniamo a sapere di questa tragedia... non si campa più», sospira un inquilino del palazzo di fronte a quello dell'appartamento di madre e figlio.Sgomento che nasce soprattutto da quel silenzio mai indagato, durato anni e spezzato ieri nel peggiore dei modi, con la chiamata disperata del 16enne alla polizia.










