Di: SEIDISERA - Lepori - Lüönd / FCi È accusato di aver partecipato per vent’anni alle attività della ‘ndrangheta in Svizzera l’uomo che viene processato da questo lunedì al Tribunale penale federale di Bellinzona. Il 59enne italiano, residente in Argovia, sarebbe stato un uomo di fiducia del clan Anello-Fruci. Il dibattimento dovrebbe durare fino all’11 settembre. Il processo è legato alla vasta operazione “Imponimento”, che nel luglio 2020 ha portato all’arresto in Svizzera e in Italia di oltre 70 persone. Da questa inchiesta emergono le attività principali che le organizzazioni criminali italiane svolgono da tempo in Svizzera: traffico di droga, traffico di armi (per rimpolpare gli arsenali del clan) e il riciclaggio di denaro sotto varie forme: dalla ristorazione ai locali notturni, dal cambio valuta all’acquisto in leasing di vetture di lusso, spiega il giornalista della RSI Francesco Lepori, specializzato in cronaca giudiziaria e responsabile operativo dell’Osservatorio ticinese sulla criminalità organizzata dell’Università della Svizzera italiana (USI).Immettersi nel tessuto economico e sociale per agire indisturbati e benvolutiLa cosca degli Anello-Fruci ha una forte vocazione imprenditoriale. Agli affari sporchi ha infatti saputo affiancare investimenti in apparenza leciti che hanno permesso anche di inserirsi nella comunità di accoglienza. Una capacità che le ha permesso di integrarsi nel tessuto economico e sociale per poi agire indisturbata, sottolinea Lepori. Basti pensare che uno degli altri referenti svizzeri del capo clan, che come il 59enne risiedeva nel canton Argovia, era titolare di un ristorante e sponsorizzava persino la squadra di calcio del paese. Era ben voluto in zona, tanto che, come spesso accade, nel 2020 la notizia del suo arresto non mancò di suscitare stupore. Processo per mafia, l'analisi in studioTelegiornale 30.08.2026, 20:00In Svizzera intercettazioni e un infiltratoLe indagini nei confronti del clan sono state, come detto, imponenti. In Svizzera sono state condotte nei confronti di una dozzina di persone e hanno comportato l’uso di mezzi particolari come le intercettazioni ambientali e l’impiego di un agente infiltrato della polizia federale, grazie al quale le dichiarazioni dei pentiti in Italia hanno potuto trovare riscontro, indica Lepori. Varie condanne già emesse in ItaliaOltreconfine la vicenda è già sfociata in diverse condanne di primo e in parte di secondo grado. Al capo del sodalizio sono stati inflitti 20 anni di carcere, al proprietario del ristorante 17 e al cugino del 59enne, che lavorava come operaio comunale nel Luganese, 11 anni che sono stati poi ridotti in appello a 10 anni e 8 mesi.Svizzera come cassaforte e armeriaIl 59enne sotto processo a Bellinzona è considerato dagli inquirenti l’uomo di fiducia degli Anello-Fruci in Svizzera, ma non è l’unico. Attorno a lui ruotavano altre figure e questo mostra come la Svizzera avesse un ruolo molto importante per il clan. Era infatti la loro cassaforte, dove arrivavano i capitali illeciti, frutto soprattutto del traffico di droga, che venivano investiti per generare ulteriori profitti, indica Lepori. Le scorte accumulate rimanevano quindi al sicuro, pronte a rientrare in Italia quando il capo della cosca necessitava di denaro. Da non dimenticare poi le armi e le munizioni: grazie alla presenza di una rete in Svizzera era possibile garantire l’approvvigionamento al clan. Un piccolo arsenale, ricorda Lepori, era stato sequestrato anche in Ticino a casa del 59enne. Bellinzona, presunto 'ndranghetista domani a processoTelegiornale 30.08.2026, 20:00
Presunto uomo di fiducia della ‘ndrangheta in Svizzera sotto processo a Bellinzona - RSI
Un 59enne italiano residente in Argovia è sotto processo a Bellinzona per vent'anni di attività nella 'ndrangheta. La Svizzera usata come cassaforte e armeria dal clan Anello-Fruci.









