"Se Cagnano vuole rivincere il Bravìo, se lo deve sudare". Così gli osservatori più esperti della folle corsa con le botti di Montepulciano avevano ammonito chi si lasciava andare a pronostici troppo facili. E, al di là del caldo torrido, che di sudore, nell’ultima settimana, solo agli spingitori ne hanno fatto scorrere a fiumi, la previsione improntata alla prudenza si è rivelata quella veritiera. Per bissare il successo del 2025, il trentunenne fisioterapista Luca Benassi di Montepulciano, detto ‘Cittino’, e il trentaseienne Samuele Cesaroni, nato a Sinalunga, mastro birraio in Val d’Orcia, detto ‘Fontone’, hanno dovuto veramente dare fondo a tutte le loro qualità, atletiche e mentali. Dopo un centinaio di metri dalla partenza, l’equipaggio verdeblu, partito dalla seconda fila e rimasto intruppato nelle prime, caotiche, fasi, si è infatti trovato in ultima posizione; e in quel momento, davanti alla tribuna di Sant’Agostino, sul volto dei due spingitori, si è letto un attimo di autentico smarrimento, quasi di incredulità. Intanto, in testa, sembrava concretizzarsi il sogno di San Donato che, partita benissimo dalla prima con Emanuele Bazzoni "Baralla" e Giacomo Tonini "Barullo", ragazzi di contrada poco più che ventenni ma già esperti, non solo guidava la corsa ma, superata brillantemente la prima, durissima salita, addirittura si involava, mettendo tra sé e gli inseguitori un vantaggio di una ventina di metri. Il gruppo si è però nel frattempo riorganizzato, i valori che si conoscevano hanno cominciato ad emergere, Cagnano ha rimontato fino alla seconda posizione e da quel momento è iniziato un altro Bravìo; perché Cittino e Fontone, evidentemente rincuorati, hanno cominciato a cercare ogni varco per rilevare la prima posizione di San Donato. Ma Barullo e Baralla, manco fossero vecchie volpi, riuscivano a chiudere ogni varco. Il sorpasso si è concretizzato solo al pozzo di Collazzi, subito prima della terribile ‘rampa’ dell’arco del Paolino. E così Cagnano ha potuto iniziare in testa via Ricci, vedendo nel mirino il traguardo di piazza Grande. Ed è iniziato il terzo atto di una sfida memorabile, che conquista di diritto un posto negli annali: Gracciano, con Jonathan Franci ‘Samba’, esordiente pientino in prestito da Cagnano, e con il senese Jacopo Gragnoli "Grandine", attacca Cagnano e, a pochi metri dalla rampa che conduce al traguardo, davanti a una piazza con il fiato sospeso, tenta addirittura il sorpasso. Si ripropone la scontro tra le due ‘verdi’ che ha infiammato la storia del Bravìo; ma i leader chiudono la porta, la botte degli inseguitori sbanda, e sul sagrato del Duomo, Cagnano precede nell’ordine Gracciano, San Donato, Voltaia, Le Coste, Poggiolo, Collazzi e Talosa; tempo della vincitrice, 9’06. Tra commozione e delusione degli sconfitti, scoppia di festa di Cagnano che porta in via del Teatro il drappellone dipinto da Riccardo Manganelli e dedicato agli 80 anni della proclamazione delle Repubblica e del voto alle donne. Mentre Montepulciano vive un tramonto da favola, che, a dispetto del calendario, sembra promettere un prolungamento dell’estate, il Bravìo non va in archivio; perché, al di là delle feste e dei commenti che si intrecceranno a lungo, si apre il ‘risiko’ regolamentare: due vittorie consecutive in coppia per la stessa contrada impongono lo ‘scoppiamento’ per almeno due edizioni della corsa e, per ciascun atleta, anche l’allontanamento degli stessi colori per l’edizione successiva. Insomma, di movimenti se ne vedranno parecchi. Intanto la manifestazione va in archivio con l’ennesimo successo di pubblico e organizzativo