Quando dovrò ricostruire la cronologia di come la fine del mondo è entrata nella mia vita, cercherò un biglietto dell’Anteo. Era il 12 luglio del 2023, e avevo preso un treno all’alba per essere alle dieci e mezza al primo spettacolo non doppiato di “Dead Reckoning”. Ognuno ha le sue fisse, e la mia è “Mission:Impossible”. Mi ero seduta nella poltrona milanese, chiedendomi come sempre quanto fosse sfaccendato l’occidente perché la mattina d’un giorno feriale il cinema fosse pieno di perdigiorno come me, venuti a vedere Tom Cruise che salva il mondo.

Il penultimo “Mission:Impossible” – la seconda e ultima parte sarebbe poi uscita nel 2025 – era stato girato tra il 2019 e il 2021, le riprese fermate dalla pandemia, l’uscita slittata perché Tom Cruise ha anche lui le sue fisse, una delle quali è il cinema in sala. Per il primo quarto d’ora, non ci si capisce niente (come sempre; non so voi, ma ci sono tre tipi di prodotti della cui trama io non capisco mai niente: film d’azione, sceneggiati televisivi medici, film e sceneggiati ambientati nel mondo della finanza).

Poi – quando arriva la scena in cui, invece di spararsi nei sottomarini o nelle tempeste di sabbia, ci sono dei generali in una stanza che parlano, e dovrebbero chiarirti la questione – peggiora. Perché, in quella scena che dovrebbe rendere la trama comprensibile, a un quarto d’ora dall’inizio, parlano dell’Entità.