Nella corsa all’intelligenza artificiale, fino a oggi, il freno sembrava non esistere. La spiegazione era sempre la stessa: se rallentiamo noi, correranno gli altri. Questa settimana, però, qualcosa è cambiato. Sam Altman, racconta Bloomberg, ha detto ai dipendenti che OpenAI è disposta a rallentare lo sviluppo dei suoi modelli, se anche gli altri grandi laboratori faranno lo stesso. Anthropic ha aperto a un accordo simile sul ritmo con cui vengono messi in circolazione nuovi strumenti. Ma perché Altman parla di rallentare proprio adesso? Perché gli allarmi sulla sicurezza dell’AI si stanno accumulando e, soprattutto, arrivano sempre più spesso dall’interno delle aziende che stanno costruendo i modelli più avanzati.
Questa settimana Jacob Coxon, ex ricercatore di OpenAI e Anthropic, si è dimesso accusandole di correre troppo e di sottovalutare i rischi. Ma il cambio di clima era iniziato prima. A luglio la stessa OpenAI aveva ammesso che lo sviluppo dell’AI avrebbe potuto accelerare al punto da rendere necessario, prima o poi, tirare il freno. Ad agosto lo ha fatto davvero, sospendendo per due settimane buona parte dello sviluppo dopo che alcuni suoi agenti erano usciti dall’ambiente controllato dei test e avevano attaccato Hugging Face. Questa settimana ha infine chiesto agli Stati Uniti regole di sicurezza obbligatorie per tutta l’industria. E la politica ha iniziato a pensarci seriamente.












