Dario Franceschini rivela di avere il morbo di Parkinson: “Ci convivo dal 2020, la diagnosi è stata una botta tremenda” dichiara il senatore ed ex ministro del Pd, intervistato dal Corriere della Sera. Franceschini, che a ottobre compirà 68 anni, ha scelto di continuare la sua attività politica: “Proseguo nel mio lavoro, anche se oggi ho, inevitabilmente, ritmi un po’ diversi dal passato”.

La decisione di parlare della malattia è arrivata dopo aver riflettuto sull’invito che medici e terapisti gli hanno ripetuto in questi anni: “Spronerebbe tanti malati a uscire dalla penombra”, hanno insistito. “Mi costa, e molto - ammette Franceschini -. Per numerose ragioni: compreso un certo, credo comprensibile, pudore”. Però ha messo sulla bilancia i pro e i contro e si è convinto a descrivere quella che definisce una “particolare stagione” della sua vita. “Lo faccio per dire a tutti gli altri malati di Parkinson: non isolatevi, continuate a vivere. Lo so bene che, in alcuni momenti della giornata, diventa tutto tremendamente faticoso, anche solo allacciarsi un bottone. Ma si può e si deve restare attivi”.

Franceschini racconta i primi sintomi, i sospetti del collega di partito Graziano Delrio, che è medico e notò il suo modo di camminare trascinando i piedi. Poi i test clinici e il colloquio con i medici. Il primo pensiero, dice, è stato per la moglie e le figlie. Il secondo è stato il riflesso istintivo di nascondere la malattia: “Chi è colpito dal Parkinson tende a vergognarsi. Parla male, biascica, oppure cammina barcollando, sembra un ubriaco”. Invece, spiega ora l’ex ministro, “è fondamentale non scoraggiarsi, svegliarsi al mattino con qualcosa da realizzare. Oltre ai farmaci, è decisivo riuscire a riempire le proprie giornate e ripetersi: io non mollo, io continuo a vivere, a esserci”.