C’era una volta un produttore che si chiamava Galliano Juso, e quest’anno la Mostra del Cinema di Venezia lo ricorda con un documentario firmato da Karen Di Porto: ripercorre la storia di un uomo che ha prodotto i film di Monnezza ma anche l’esordio al cinema di Antonio Rezza poi Leone d’oro per il teatro, che ha investito tutti i suoi soldi in un film con Anna Oxa che non ha incassato niente e che poi ha svenduto per due lire i suoi film di maggiore successo che continuano a passare in televisione. Era un grande scopritore di talenti: a volte ci azzeccava, a volte no. Non è sempre stato fortunato, e quanto è successo a Lo zio di Brooklyn (il film di Ciprì&Maresco, allora coppia di ferro della televisione italiana), che sarà uno degli eventi alla Mostra di Venezia nella sezione Venezia Classic, è veramente significativo. Negli Anni Novanta, infatti, il caso di Cinico Tv era stato una delle novità più interessanti della televisione italiana. Enrico Ghezzi, aveva programmato in orario preserale quegli strani cortometraggi in bianco e nero (un bianco e nero splendido, contrastato, magnetico) che presentavano personaggi per lo più deformi ripresi in ambienti apocalittici, con dialoghi surreali con forte cadenza siciliana e volgarità neanche tanto accennate. Un successo di nicchia, ma certamente un successo, molto seguito dai media, criticato amato odiato come si conviene a tutto quello che c’è di nuovo e di spiazzante. Enrico Ghezzi ricordava con grande simpatia la telefonata di Juso quando gli chiese il contatto dei due: «Mi chiamò e mi disse: “Voglio fare due film. Uno con Ciprì e Maresco, e quindi dammi i loro contatti. L’altro con te. A loro chiederò una storia, a te offro un soggetto che ho già pronto, un cinefilo che uccide tutti coloro che lo hanno criticato seguendo la storia dei film che lui ama e i critici importanti no»: Il film di Enrico Ghezzi non fu mai girato, mentre Ciprì & Maresco gli proposero una storia veramente notevole. Siamo in una Palermo periferica, postatomica, apocalittica, con muri sbrecciati e scheletri di costruzioni mai terminate. Una coppia di nani mafiosi costringe quattro fratelli (che si chiamano Gemelli...) a ospitare uno strano personaggio che giunge appunto da Brooklyn e che fornisce il titolo Lo zio di Brooklyn. Attorno a loro si aggirano tanti strani personaggi, tra i quali un aspirante cantante di musica napoletana e uno che cerca disperatamente compagnia femminile ma in modo molto meno struggente di Ciccio Ingrassia nella famosa sequenza di Amarcord di Fellini.
Un orribile capolavoro
Venezia ripropone “Lo zio di Brooklyn” che il produttore Juso affidò alla coppia di Cinico Tv. Visionario e surreale, demolito dai critici e pure da uno dei pe…








