Domenico Procacci è uno dei più noti produttori italiani anche se le sue interviste non sono così frequenti. Ora, in occasione di due film prodotti dalla sua Fandango e in arrivo a Venezia (Succederà questa notte, di Nanni Moretti, e Ritorno a Buenos Aires di Marco Bechis) il sessantaseienne si è raccontato a Vanity Fair. Marito di Kasia Smutniak, Procacci è papà di Leone, 11 anni, e di Sophie che di anni ne ha 21 e che l’attrice ha avuto dalla precedente relazione con lo scomparso Pietro Taricone: “Mi considero fortunato ad avere due figli: una ragazza meravigliosa e un ragazzino che non è più un bambino. Guardando Sophie e alcune persone della sua età ho la sensazione che quella sia una generazione che può fare molto bene. Oppure è lei che si circonda di persone belle come lei. Si fa poco impressionare, tende poco a vittimizzarsi. Diciamo spesso che a chi viene dopo lasciamo un Paese peggiore di quello che abbiamo trovato. Però vedo più voglia di fare e di fare bene che di piangersi addosso o colpevolizzare le generazioni precedenti. È giusto che prendano il mondo in mano. E lo faranno bene”. Una visione positiva, quella di Procacci, che fa vedere con una certa speranza le nuove generazioni. Quanto al rapporto con Smutniak, spiega: “Il rapporto tra un produttore e un’attrice, al di là di tutti i luoghi comuni che conosciamo, è totalmente professionale. Può essere anche bello, personale, di grande vicinanza, ma sostanzialmente resta un rapporto professionale. Una moglie, invece, la scegli per la persona che è, non per il lavoro che fa. Almeno nel mio caso è così”.