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Domenica gli Stati Uniti hanno bombardato l’isola iraniana di Larak, nel Golfo Persico, poco a ovest dello stretto di Hormuz. L’attacco ha preso di mira due stazioni da cui il regime iraniano stava per lanciare nello stretto razzi con a bordo mine. Dall’inizio della guerra l’Iran ha minato lo stretto di Hormuz allo scopo di dirottare le navi commerciali su alcune rotte prestabilite e poter esercitare meglio il controllo sul traffico.

L’attacco statunitense è il primo da diverse settimane. Per il momento non sembra che possa segnare l’inizio di nuovi bombardamenti su larga scala: sembra più un attacco isolato e mirato, allo scopo di limitare il controllo iraniano su Hormuz. La scorsa settimana il comando interforze dell’esercito statunitense aveva detto di aver completato le operazioni di sminamento dello stretto, e martedì il presidente Donald Trump aveva detto che ogni tentativo dell’Iran di riposizionare le mine sarebbe stato contrastato con forza.

I Guardiani della rivoluzione però, il corpo armato più potente dell’Iran e quello che controlla lo stretto, hanno detto ai media di stato che alcuni soldati sono stati uccisi e hanno promesso una ritorsione.

Dopo una serie di attacchi reciproci a luglio, a inizio agosto Trump aveva minacciato un grosso attacco sull’Iran su cui aveva poi cambiato idea. Da allora gli Stati Uniti hanno perseguito più che altro la tattica della guerra economica, dato che quella militare e quella dei negoziati non hanno portato a risultati concreti.