Il generale Vannacci lo dice e lo scrive nel programma del suo Futuro Nazionale: «L’aborto non è un diritto». Ma dice anche che, per carità, non si pensi che lui voglia abolire la legge 194. Anzi, al contrario: viva la 194, purché si sposti il baricentro su due concetti che quel provvedimento contiene, cioè la prevenzione dell’aborto e sostegno alla maternità. E come si fa, secondo i propositi di Futuro Nazionale, a spostare quel baricentro? Per esempio con misure già concesse alle Regioni come l’ingresso delle associazioni antiabortiste nei consultori (legge del 2024), ma anche con iniziative come «mostrare alle madri il proprio figlio e farne ascoltare il battito cardiaco», oppure con il riconoscimento giuridico del concepito come soggetto titolare di interessi tutelati. E ancora: sempre benissimo la 194, ma a patto che si vieti di somministrare la pillola abortiva RU-486 in regime ambulatoriale o domiciliare: ci vuole il ritorno all’obbligo di ricovero. Dopo aver dato per quasi 50 anni protezione giuridica alle donne che vogliono interrompere la gravidanza, dopo aver vissuto di diritti costituzionali fondamentali come il diritto alla salute e all’autodeterminazione della donna, la legge 194 è di nuovo come il trapezista sulla corda.