ROMA – Sono circa 800 milioni le persone che in tutto il mondo sono direttamente minacciate dall'innalzamento del livello dei mari e dalle inondazioni costiere. Il 10% della popolazione globale (circa 700-800 milioni di persone) vive in fasce costiere basse, a meno di 10 metri sul livello del mare. Le megalopoli asiatiche, come Calcutta, Mumbai e Dhaka, ma anche le grandi città come New York e Shanghai, o la stessa Venezia, soffrono della stessa fragilità. si possono consultare gli aggiornamenti scientifici globali sul portale di monitoraggio del Copernicus Marine Service.
Una emergenza economica, sociale e politica. L’innalzamento del livello del mare, dunque, non è più solo una crisi ambientale, ma anche una emergenza economica, sociale e politica. Ad essere messi a rischio sono infatti diritti fondamentali, come quello alla salute, allo sviluppo e alla tutela del patrimonio culturale, e in alcuni casi il futuro stesso dei Paesi. A pagare il prezzo più alto sono però gli Stati più fragili, che hanno contribuito meno alle emissioni responsabili del cambiamento climatico e dispongono, allo stesso tempo, di minori risorse per affrontarne le conseguenze.
L’aumento del livello del mare. La causa principale è il cambiamento climatico provocato dalle attività umane. Le temperature più alte fanno sciogliere i ghiacciai e le calotte glaciali e, allo stesso tempo, riscaldano gli oceani. L’acqua più calda si espande e occupa un volume maggiore. Tra il 2014 e il 2023 il livello medio globale del mare è aumentato di 4,7 millimetri all’anno, scrive UN News. Nel 2024 la crescita ha raggiunto il valore record di 5,9 millimetri. Entro il 2100, anche nello scenario più favorevole, gli oceani potrebbero essere fino a 55 centimetri più alti rispetto ai livelli attuali. Nella previsione peggiore, invece, l’aumento potrebbe superare il metro. Una parte di questo innalzamento è ormai inevitabile. Quanto crescerà, invece, dipende dalla capacità di intervenire con politiche efficaci di riduzione delle emissioni.








