Secondo l’ultimo rapporto Women in Fisheries della Commissione Generale per la Pesca nel Mediterraneo, meno del 4 per cento degli occupati a bordo nella pesca marittima sono donne. Tuttavia, lungo l’intera filiera ittica, dalla lavorazione del pescato alla vendita sino al pescaturismo, la presenza femminile sfiora il 30 per cento. Un divario che evidenzia quanto il lavoro delle donne continui a essere sottovalutato in un settore storicamente considerato maschile, dominato da pregiudizi, ostacoli burocratici e difficoltà economiche.

Per sopperire a questa assenza di narrazione nasce Il sale di Penelope (Ugo Mursia Editore), un libro in cui la giornalista medico Ilaria Potenza e la biologa marina Carlotta Santolini racchiudono il loro viaggio in barca a vela, dal Delta del Po al Mar Ionio, alla scoperta di pescatrici italiane che ogni giorno sfidano onde, fatica e stereotipi.

«Raccontiamo una geografia femminile del mare che è rimasta a lungo invisibile: pescatrici che custodiscono saperi antichi, memorie familiari e un profondo rapporto con il territorio» spiega Potenza mostrando come reportage e memoria si intrecciano con la divulgazione scientifica. «Attraverso queste donne che conoscono il mare come organismo vivo, fragile, da rispettare – aggiunge – approfondiamo anche le dinamiche biologiche ed ecologiche, tra sostenibilità, crisi climatica e tradizioni da salvare».