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Grande e riconosciuta storica dell’arte, critica militante e appassionata, ma anche esploratrice sul campo (pure nel quartiere messinese Tirone, per esempio), spesso alla ricerca di pitture e sculture dimenticate in piccole chiese dei villaggi siciliani e poi salvate attraverso restauri che lei stessa aveva sollecitato.
Teresa Pugliatti, che ci ha lasciato a 92 anni nel cuore dell’altra notte, era questo e tanto altro come testimoniavano, per esempio, i due pianoforti che campeggiavano nella casa di Panicastro, nei dintorni di Patti, che fino al 2022 aveva condiviso con il compianto suo compagno di vita e di studi d’arte Luigi Ferlazzo Natoli, già preside della facoltà di Economia e commercio dell’Università di Messina e critico d’arte di questo giornale. Dopo una frattura al femore si trovava nella struttura di riabilitazione “Don Orione”.
Lei, come testimonia il cognome, era nata “nobile” nel senso culturale del termine essendo figlia di Salvatore, insigne giurista e colto umanista, esperto di letteratura e di pittura, a suo tempo magnifico rettore dell’ateneo messinese. Un rapporto di cui andava fiera, ma che – come raccontava – le provocava facilitazioni non richieste e invidie mal riposte. Un rapporto che, in ogni caso l’aveva portata dritta nel mondo dell’arte (commoventi i suoi racconti sul padre che aveva promosso a Messina la grande mostra di Antonello nel 1953), fino alla laurea nella sua città come allieva di Alessandro Marabottini.






