Daniele Vetrugno, proprietario del Cantiere, noto locale della movida, rompe il silenzio dopo le polemiche scoppiate per la bicicletta del rider Muhammad, urtata dal suo Suv la sera del 25 agosto, e affida a Instagram una dura replica. «Prima di raccontare una storia bisognerebbe conoscerla. Prima di infangare persone e aziende bisognerebbe verificare i fatti e ascoltare tutte le parti», scrive l’imprenditore, sostenendo che l’accaduto sia stato rappresentato in maniera distorta. Vetrugno respinge l’accusa di aver tenuto un comportamento prepotente e annuncia di essere pronto a mostrare le immagini della videosorveglianza: «Io conosco la verità, ho i video e tutto ciò che serve per dimostrarla. Ho scelto, per ora, il rispetto e il silenzio. Ma il silenzio non significa avere torto».

Se non arriverà una rettifica, aggiunge, saranno i fatti a parlare: «Tutelerò la mia persona e la mia reputazione in ogni sede opportuna, anche nei confronti di chi, protetto da una tastiera, si è permesso di diffondere falsità, offese o accuse lesive nei miei confronti». A ricostruire l’episodio intervengono anche gli avvocati Francesca G. Conte e Andrea Papa. Secondo i legali, la bicicletta era stata parcheggiata sul passo carrabile e non sarebbe risultata visibile durante la manovra compiuta da Vetrugno per entrare nel garage adiacente al locale. L’urto, dunque, sarebbe stato del tutto involontario. Una volta accortosi del danno, l’imprenditore si sarebbe immediatamente offerto di sostenere le spese e, se necessario, di comprare una nuova bici.