Un sentimento corale, un dolore profondo e unanime hanno avvolto la città in queste due ultime settimane di agosto. La scomparsa di Angela Buccico, avvenuta il 16 agosto scorso nel tragico incidente dell’ultraleggero partito da Capo d’Orlando e diretto a Sibari, in cui ha perso la vita anche l’avvocato romano Carlo Arnulfo, ha colpito famiglia, amici e una comunità intera. Nel giorno del commiato, generazioni, professionisti e sensibilità diverse si sono unite in un unico grande abbraccio. Il cordoglio espresso da tantissimi non è stato soltanto la reazione a una tragedia improvvisa, ma il riconoscimento sincero del valore di una persona che, nel suo percorso umano e professionale, aveva saputo conquistare stima, rispetto e affetto.
Lo si è visto nel Santuario di San Francesco di Paola, gremito ben oltre la sua capienza, con centinaia di persone raccolte dentro e fuori la chiesa per accompagnarla nel suo ultimo viaggio. Una partecipazione intensa, composta, capace di raccontare meglio di qualsiasi parola il posto che occupava nel cuore della comunità materana e romana. Grande professionista, bella e combattiva, altruista, componente di una delle più autorevoli tradizioni forensi del Mezzogiorno, aveva costruito il proprio percorso con studio, competenza e rigore. Ma chi l’ha conosciuta, io in tenera età, sa che la sua cifra più autentica non risiedeva soltanto nella preparazione giuridica. Risiedeva soprattutto in quella rara capacità di tenere insieme autorevolezza e umanità, fermezza e ascolto, cultura del diritto e rispetto per le persone. Apparteneva a una famiglia che ha lasciato un’impronta significativa nella storia dell’avvocatura italiana. Una storia che attraversa il diritto, le istituzioni e l’impegno civile, diventando parte della memoria collettiva della città.










