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Al referendum in Islanda di sabato il No, cioè l’opzione contro la possibilità di riaprire i negoziati di adesione all’Unione Europea, ha un vantaggio quasi incolmabile. È al 52,5 per cento, contro il 47,5 per cento del Sì, con uno scarto di quasi diecimila voti. Mancano i risultati di una sola circoscrizione, che sono in ritardo e dovrebbero arrivare a breve, ma anche lì il No è in vantaggio. Ci sono invece quelli di tutte le altre, incluse le due della capitale Reykjavík dove vive circa un terzo della popolazione (le uniche finora dove ha prevalso il Sì). Per questo la televisione pubblica islandese dà ormai per certa la vittoria del No.
L’affluenza è stata elevata: hanno votato almeno 188mila su 270mila potenziali elettori (il numero totale si saprà quando arriveranno i risultati dell’ultima circoscrizione, che è quella attorno alla capitale).
Il referendum era stato promosso dalla coalizione di centrosinistra filoeuropea che aveva vinto le elezioni del 2024. Il governo era stato cauto durante la campagna elettorale perché, nonostante il referendum fosse nel programma, era un tema molto divisivo: per mesi i sondaggi hanno mostrato un margine ridottissimo a favore del Sì, che negli ultimi era stato superato dal No.












