L’edizione numero 20 di MiTo Settembre Musica, la prima firmata dalla direttrice artistica Speranza Scappucci, s’inaugura con il War Requiem di Benjamin Britten, il 6 settembre alla Scala e il 7 all’Auditorium Toscanini. Ed è proprio dalla scelta di quest’«opera monumentale - spiega Scappucci - affidata a una specialista come Simone Young che ne ha fatto il suo cavallo di battaglia», che hanno avuto origine non solo l’idea generale della rassegna, ma anche il nome che le è stato dato, Harmonia. In base a quale processo mentale? «Volevo celebrare Britten a cinquant’anni dalla morte, e il mio primo pensiero è stato di farlo proprio con il War Requiem. Un inno alla pace e una condanna della guerra che mi ha portato dritta al concetto poi riassunto dal titolo. Nella mitologia greca, infatti, Harmonia è la figlia di Ares e di Afrodite, gli dei della guerra e della bellezza. Ma l’armonia non è soltanto uno dei fondamenti della musica, è anche qualcosa che non può esistere senza la dissonanza. Onoriamo dunque l’opera di Britten, con questi concerti dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai e in altre occasioni, ma applichiamo il tema del contrasto - tra luce e ombra, tra vita e morte, tra pace e guerra - a tutto il palinsesto di MiTo». Come, per esempio? «Dando spazio alle differenze, ospitando grandi nomi e giovani promesse, la musica sinfonica e quella da camera, quella contemporanea e quella rielaborata per i film. E aprendo a formazioni anomale: una sola chitarra, un solo violoncello, chitarra e fisarmonica, quattro clarinetti, marimba solista…Nell’impaginazione dei concerti, poi, abbiamo cercato il contrasto fra brani intensamente drammatici e altri in cui si fa strada una luce abbagliante. Penso alla serata Il canto del silenzio, il 12 al Dal Verme di Milano e il 13 al Conservatorio di Torino, con l’Orchestra dei Pomeriggi Musicali diretta dall’ucraina Natalia Ponomarchuk: Simonide Braconi, prima viola della Scala, esegue una sua composizione scritta durante la pandemia e che rievoca il clima di quei giorni di morte. Seguita dalla sinfonia da camera Meditation dell’ucraino Yevhen Stankovych, nata non durante questa guerra ma in mezzo a conflitti precedenti. Prima di tutto questo dolore, però, c’è il Siegfried-Idyll di Wagner, e dopo c’è la Haffner di Mozart: un’esplosione di gioia e positività. O ancora, penso ai concerti diretti da Michele Mariotti con l’Orchestra della Rai, il 12 a Torino e il 13 a Milano, dove presentiamo la commissione di quest’anno, un brano di Paola Prestini ispirato alle novelle di Pirandello: s’intitola Kaos, e dunque rimanda alla perfetta antitesi dell’armonia. Poi c’è ancora un Britten, i quattro Interludi dal Peter Grimes, la rappresentazione metaforica di un contrasto interiore. Però si finisce con la luminosissima Italiana di Mendelssohn». Nei programmi di MiTo quest’anno compare anche l’opera. «È la mia passione e non potevo farne a meno. Arrivano William Christie e Les Arts Florissants, che concluderanno proprio a Torino e a Milano, il 9 e il 10, la loro tournée mondiale lunga un anno con i giovani cantanti di Le Jardin de Voix. Porteranno in forma semiscenica due opere di Marc-Antoine Charpentier, Les Arts Florissants, proprio quella che ha dato il nome all’ensemble, un inno alle arti coalizzate contro la guerre con cui Charpentier tentava di convincere il Re Sole a non farne più, e La descente d’Orphée aux enfers». A quali altri appuntamenti tiene particolarmente? «Per esempio ai Canticles di Britten di così rara esecuzione, il 18 a Milano e il 19 a Torino, per tenore, mezzosoprano, corno e pianoforte, con un grande pianista come Brian Zeger che è stato l’accompagnatore di nomi leggendari da Kathleen Battle in poi. O al varo dell’integrale dei Quartetti di Beethoven con il complesso della Scala, che completeremo l’anno prossimo. Al concerto per il centesimo anniversario di Hans Werner Henze, ancora con una compagine italiana, il Trio Rinaldo vincitore del Premio Abbiati. E a quello con la Filarmonica della Scala diretta da Riccardo Chailly, all’Auditorium del Lingotto l’8 settembre. I concerti per Morricone con il Quartetto Pessoa e il pianista Tommaso Quaranta sono già esauriti. È musica che suscita grandi emozioni anche in un pubblico più vasto, che fa parte della vita quotidiana. E anche in questo caso sono contenta di aver messo in cartellone un complesso italiano». Per finire, si è messa in gioco anche lei, con lo Stabat Mater di Rossini. «Sono stata a lungo indecisa se limitarmi al ruolo di direttrice artistica o fare la mia parte anche sul podio. Poi ho pensato che era l’occasione giusta per un progetto educativo, di crescita, e dunque il 16 a Milano e il 17 a Torino dirigerò un’orchestra formata da studenti dei conservatori di delle due città con un quartetto di cantanti già affermati. Sono due concerti gratuiti che offriamo alla città, un progetto nuovo che, nel tema del dolore e della resurrezione intesa non soltanto in senso cristiano, si intona perfettamente ai contenuti di questa edizione di MiTo» Le piace questo nuovo lavoro? «È una sfida conciliarlo con i tempi della mia carriera sul podio, ma finora ci sono riuscita e, con la collaborazione di una grande squadra, ho già messo a punto anche il programma dell’anno prossimo. Sono due mondi che s’incontrano e per i quali spesso c’è bisogno di qualità differenti: diciamo che sto scoprendo di averle. A Milano e a Torino, poi, sono legatissima. La prima è per me soprattutto la Scala. La seconda è un posto magico in cui mi trovo sempre a mio agio, è anche il richiamo alle mie origini piemontesi, alle vacanze dai nonni materni a Pozzolo Formigaro in provincia di Alessandria. E alla passione per la Juventus».
“Luce e ombra, vita e morte, pace e guerra: nel mio MiTo spazio per le differenze”
L’edizione numero 20 di MiTo Settembre Musica, la prima firmata dalla direttrice artistica Speranza Scappucci, s’inaugurerà con il War Requiem di Benjamin Brit…









