Anche alcune scimmie cacciano e consumano carne. Un comportamento che aiuta a comprendere l’evoluzione del consumo di animali vertebrati nei nostri antenati. E' quanto emerge da uno studio internazionale pubblicato sulla rivista Plos One al quale hanno partecipato per l’Italia il Cnr-Istc e la Sapienza Università di Roma.

La predazione e il consumo mammiferi e lucertole nei cebi barbuti Sapajus libidinosus, una specie di scimmie sudamericane famosa perché alcune popolazioni usano abitualmente strumenti, "è una componente abituale della dieta di questa popolazione - afferma Elisabetta Visalberghi, del Cnr-Istc - così come è abituale il loro uso di sassi e di incudini per aprire piccole noci di cocco e altri frutti dal guscio molto duro”. La caccia è più frequente nei maschi che nelle femmine e negli adulti rispetto ai giovani. Inoltre, quando diminuisce la disponibilità di frutti e di insetti, aumenta il consumo di piccoli vertebrati.

"Queste prede - sottolinea l'esperta - non sono un diversivo ma un’importante fonte energetica". Secondo i ricercatori anche il modo in cui le prede sono consumate è interessante. "Cervello e visceri - continua Visalberghi - vengono estratti e ingeriti prima di altre parti del corpo. Si tratta di tessuti ricchi di nutrienti che vengono masticati molto rapidamente, mentre i muscoli richiedono di essere processati più a lungo. L’acquisizione di energia in tempi rapidi è sicuramente un vantaggio quando la preda viene condivisa con altri membri del gruppo, o c’è in rischio che qualcuno se ne appropri".