In natura non è insolito che alcune specie adottino la prole di altre, anche quando non appartengono alla stessa specie. Questo comportamento, osservato tra primati, leoni, cani, roditori e molte altre creature, è spesso legato a un istinto di cura, alla compassione o a strategie sociali evolutive. Ma ciò che accade sull’isola di Jicarón, al largo delle coste pacifiche di Panama, è qualcosa di radicalmente diverso. Qui non si parla di adozione. Né di empatia. Né di altruismo. Un gruppo di giovani maschi di scimmia cappuccina dalla faccia bianca ha iniziato a rapire cuccioli di un’altra specie – le scimmie urlatrici – e lo fa senza alcuna ragione apparente. Non per nutrirsi. Non per proteggere. E nemmeno per competere. Secondo uno studio condotto dal Max Planck Institute for Animal Behavior, in collaborazione con lo Smithsonian Tropical Research Institute, la motivazione che si nasconde dietro a questi inquietanti rapimenti sarebbe tanto semplice quanto disturbante: la noia.
Un comportamento inaspettato
Sull'isola disabitata di Jicarón, a 55 chilometri dalla costa pacifica di Panama, i ricercatori hanno osservato per la prima volta, nell’aprile del 2022, un giovane cappuccino trasportare un cucciolo di scimmia urlatrice sulla schiena. Inizialmente si pensò a un’adozione. Ma qualcosa non tornava: era un maschio, e in natura sono quasi sempre le femmine a prendersi cura dei piccoli. L’indagine ha preso una svolta sorprendente quando il team, guidato dalla ricercatrice Zoë Goldsborough e dalla professoressa Meg Crofoot, ha iniziato a rivedere ore e ore di video registrati da più di 100 telecamere-trappola piazzate sull’isola. Le immagini rivelavano una storia diversa: non si trattava di adozioni, ma di veri e propri rapimenti. Un “dispetto”, o meglio, un passatempo da bullo.






