HomePesaroCronacaBurano e dintorni, vietato semplificare. Ferraro: "Sono necessari altri studi"Crisi idrica in provincia, il responsabile ambiente del M5S urbinate: "Non è tutto facile e immediato"Pierluigi Ferraro, responsabile ambiente del M5S urbinate, lancia un altolà a proclami e proposte, giunti da più parti in queste settimaneRicevi le notizie de il Resto del Carlino su GoogleSeguici"Prima di dare per fattibili il mega invaso e l’uso continuativo del pozzo del Burano, sono necessari altri studi che non si sono mai fatti. Non è tutto facile e immediato". Pierluigi Ferraro, responsabile ambiente del M5S urbinate, era presente alla commissione consigliare ambiente tenutasi tre giorni fa, e lancia un altolà a proclami e proposte, giunti da più parti in queste settimane, che presentano come uniche soluzioni l’intubamento del Burano nel breve termine e il grande invaso nel lungo.

"Ha fatto bene il sindaco Gambini a convocare la commissione sull’emergenza idrica – dice Ferraro – tuttavia, avendovi partecipato da uditore esterno che ha letto il tanto citato studio del 2024 delle tre università (Urbino, Ancona e Bologna), posso affermare che il confronto fra sindaco e consiglieri è stato falsato da informazioni fuorvianti. Solo se tutti l’avessero letto attentamente se ne sarebbe potuto parlare a ragion veduta; invece Gambini lo ha citato in modo non corretto o con interpretazioni parziali. Contrariamente a quanto affermato dal sindaco, lo studio non impone la costruzione di un grande invaso né tantomeno ne ha già individuato il sito nella Provincia. La realizzazione di una grande opera di sbarramento è solo l’ultimo degli otto scenari proposti dal documento, preceduto da altri sette step attuabili nel breve e medio termine, a loro volta condizionati da rigorose analisi di tutte le alternative possibili e dei bilanci idrici. Inoltre, durante l’incontro Gambini ha mosso un’ulteriore obiezione alla proposta della ‘Rete dei Laghi’, sostenendo che quell’acqua, estiva e stagnante, produrrebbe alghe in grado di ostruire i filtri. Si tratta di un argomento che ignora le tecnologie idrauliche oggi comunemente utilizzate. Tant’è che i bacini di accumulo diffusi sono promossi a livello nazionale dal ‘Piano Laghetti’ di ANBI (Associazione Italiana dei Consorzi di Bonifica) e Coldiretti". L’altro capitolo riguarda il pozzo del Burano: "Su questo punto di prelievo di acque profonde, Gambini sostiene l’immediato intubamento – prosegue Ferraro – ma sempre lo studio dei tre atenei smentisce quanto affermato in commissione: i dati storici sulla capacità del pozzo risalgono alla ‘Relazione Aquater’ del 1992, mentre i dati sui prelievi reali recenti sono miseri, poiché riguardano le poche settimane di apertura l’anno. Lo Studio evidenzia che la risorsa ha una grande potenzialità, ma specifica chiaramente che occorre prima un nuovo studio idrogeologico ad hoc per attualizzare i dati di trent’anni fa e stimare le reali risorse rinnovabili. Insomma, il pozzo del Burano dev’essere studiato a fondo in modo definitivo e con le tecnologie moderne".