Cerimonia con un migliaio di persone alla basilica di Seregno per l’ultimo saluto agli Angelucci. La predica di don Salvioni: "L’amore resta, lo vediamo anche oggi". I dipendenti della Ima Tecno in divisa.La basilica, ieri pomeriggio, era un’unica distesa di volti segnati dal dolore. Un migliaio di persone hanno voluto accompagnare Massimo, Elena e Lorenzo Angelucci nell’ultimo saluto, dopo la tragedia che all’inizio del mese li ha strappati alla vita durante una vacanza in Perù. Una comunità intera si è stretta attorno alle tre bare, posate davanti all’altare.
Tra i presenti, oltre ai familiari e agli amici di sempre, c’erano anche gli esponenti della famiglia Gianturco, arrivati dopo il funerale del mattino a Monza per non far mancare la loro vicinanza agli Angelucci. In basilica hanno trovato posto anche i dipendenti della Ima Tecno, l’azienda fondata da Massimo, riconoscibili dalla polo aziendale indossata come gesto di rispetto verso un titolare che, per molti, era stato non solo un datore di lavoro ma un amico. Accanto a loro le amministrazioni comunali di Seregno e Lissone (dove ha sede l’azienda).
La funzione è stata concelebrata da sei sacerdoti e presieduta da monsignor Bruno Molinari. In apertura è stata letta la lettera dell’arcivescovo di Milano, monsignor Mario Delpini. L’omelia di don Emanuele Salvioni, responsabile della comunità pastorale di Giussano, ha cercato di dare voce a un dolore che non trova parole: "La morte non è la fine. È mettere le nostre vite nelle mani di chi il passaggio l’ha già fatto. L’amore resta, lo sperimentiamo anche oggi. Un mese di attesa per questo momento ci ha lacerato il cuore".







