L’ondata d’entusiasmo sollevata dai Giochi del Mediterraneo sta travolgendo positivamente l'offerta culturale di Taranto, spingendo il Museo Archeologico Nazionale MArTA verso cifre record. A fare da forte richiamo per cittadini e turisti è la figura dell’Atleta di Taranto, diventato uno dei simboli del racconto della città. Dall’inaugurazione della mostra 'L'Arte della Vittorià a fine luglio, il museo ha registrato oltre ottomila presenze, con un’accelerazione particolarmente significativa dopo la cerimonia di apertura dei Giochi. Numeri che raccontano un interesse crescente per il patrimonio archeologico cittadino e che confermano come la grande manifestazione sportiva possa trasformarsi anche in occasione di scoperta culturale. Tra le iniziative di maggiore impatto spiccano i percorsi guidati dedicati al celebre reperto e le rappresentazioni teatrali dirette da Massimo Cimaglia incentrate sull'antico campione. La pièce ricostruisce tra storia e fiction la sua formazione nel ginnasio tarantino, i successi sportivi e la morte prematura.

Al centro resta però la straordinaria vicenda dell’Atleta, il cui sarcofago fu scoperto nel 1959 durante gli scavi archeologici. Le anfore panatenaiche deposte nella sepoltura, considerate premi delle competizioni, hanno consentito di riconoscere il prestigio sportivo dell’uomo, alto circa 1,70. Il suo nome non è conosciuto, ma il ritrovamento e gli studi successivi hanno restituito un ritratto sempre più preciso della sua vita. A questa storia il MArTA dedica 'L'Arte della Vittoria. Atleti e competizioni nel Mediterraneò, mostra che mette in dialogo archeologia, sport e contemporaneità. Sono 53 i reperti esposti, 36 dei quali provenienti dai depositi del museo e sottoposti a nuove cure e riletture. Il percorso racconta il ruolo dell’attività fisica nella società greca, dove ginnasio e palestra erano luoghi di formazione del cittadino, intrecciando cura del corpo, disciplina e crescita morale e intellettuale. Tra i cimeli dedicati allo sport contemporaneo figurano la maglia e le scarpe di Erasmo Iacovone, la medaglia di Benedetta Pilato e la canotta di Antonella Palmisano.