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Tutto merito del segretario al Tesoro Scott Bessent, che mercoledì 19 ha annunciato il raddoppio dei riacquisti dei Treasury a lunga scadenza, portandoli da 2 ad almeno 4 miliardi di dollari. Il bitcoin ha registrato un guadagno immediato dell'8,7%, spingendosi da circa 64.000 dollari fino a una forchetta compresa tra i 69.750 e i 71.000 dollari. Da quel giorno la criptovaluta è salita di circa il 25%, superando la soglia psicologica degli 80.000 dollari (nella serata di venerdì 28, veniva scambiata intorno ai 77.700 dollari).
È quindi finito l'incubo iniziato 10 mesi prima, subito dopo che il 6 ottobre scorso il bitcoin aveva toccato il record di tutti i tempi a 126.080 dollari, arrivando poi a perdere quasi il 50%? Gli esperti di analisi tecnica sono unanimemente convinti che per sancire ufficialmente l'uscita definitiva dal mercato Orso e confermare l'ingresso in una nuova fase rialzista il bitcoin deve rompere con decisione e mantenere la soglia critica degli 83.000 dollari. Pertanto non è ancora arrivato il momento di tirare un sospiro di sollievo.
La situazione è comunque decisamente migliorata. A innescare il rialzo è stato Bessent, come già detto. Questo perché, ha osservato Eliézer Ndinga, capo della ricerca di 21shares, il raddoppio dei riacquisti dei Treasury «va a ridurre la pressione sui rendimenti di lungo termine, generando un effetto che spesso i mercati trattano alla stregua di un allentamento della politica monetaria, anche se tecnicamente non sono stati immessi nuovi dollari sui mercati».









