Cala il sipario su Sigfrido Ranucci a Report. Un addio tormentato, in cui il conduttore non ha mai dato nemmeno lontanamente l’impressione di voler fare un passo indietro. Proprio lui che lo consigliava caldamente, a suon di servizi sensazionalistici quando le «amicizie pericolose» erano di terzi. La Rai, però, ha deciso e ieri pomeriggio, sul tardi, è arrivata l’ufficialità: al conduttore è stata recapitata la lettera contenente le tre proposte alternative a Report, ovvero un incarico a Rainews, o al Tg3, oppure un ufficio di corrispondenza. Ma il conduttore non è intenzionato ad accettare. Un concetto che chiarisce anche il suo avvocato Roberto De Vita, secondo cui «la decisione della Rai condanna la vittima di un attentato, Report e l’indipendenza dell’informazione pubblica. Sigfrido Ranucci, per adesso, non condurrà Report ma condurrà la più importante battaglia per la difesa della libertà del giornalismo d’inchiesta, in ogni sede». Insomma, si andrà per le vie legali. Poco importa che il suo assistito non abbia ancora chiarito la natura del suo rapporto con il mandante reo confesso dell’attentato dell’ottobre dello scorso anno, e che Lavitola avesse rapporti anche con giornalisti interni a Report. Elementi che non vengono chiariti dal protagonista, che elude le domande in ogni occasione, dicendo di voler parlare con la magistratura. La stessa davanti alla quale in due occasioni, il 17 ottobre e il 2 luglio, ha taciuto l’amicizia con il faccendiere e la conoscenza di Gomes Clesio Tavares, già indicato nel 2024 dalla Dda di Napoli come esponente del Clan Russo. Ranucci, quindi, reagisce e non accetta la decisione della tv di Stato. E rilancia. Lo fa prima postando il video dell’attentato, omettendo però chi sia stato il mandante e che gli esecutori materiali abbiano confermato che si trattasse di un’azione dimostrativa. Poi alzando il tiro e attaccando per l’ennesima volta il gruppo Angelucci: «Sono venuto a conoscenza che la Rai mi ha sospeso dalla conduzione di Report. Il motivo è che avrei messo a repentaglio la credibilità di Report in seguito ai 2800 articoli in due mesi fatti dai giornali del gruppo Angelucci e comunque di governo, anche da parte del fuoco amico della Rai. Cioè da coloro che sono stati ringraziati ieri da Mollicone per aver sollevato cunei d’ombra sul sottoscritto. Il gioco è fatto», scrive prendendo di mira Mollicone solo per essersi impegnato nella causa. Beh, giustamente il giornalista si può fare solo se le domande sono a senso unico e i deputati possono complimentarsi solo con lui. Poi arriva ad attaccare persino i colleghi: «Al mio posto sono state scelte due persone che mortificano le professionalità che per 30 anni hanno fatto la storia di Report e del servizio pubblico, una scelta mediocre. Il mio non è un addio, non condurrò Report ma la battaglia più importante della mia vita per la libertà di stampa, lo farò per i miei figli e per i vostri, mi rifiuto di lasciare alle future generazioni questo mondo mostruoso, governato da persone mostruose e vigliacche che non tollerano il giornalismo libero e i magistrati indipendenti». Quanto all’ipotesi di lavorare alla sede Rai del Cairo ha commentato: «Forse auspicano che potrei fare la fine di Regeni». La scelta spacca la politica e dalla maggioranza si leva la voce del vicepremier Matteo Salvini: «Giusto così». Il presidente del Senato Ignazio La Russa si definisce «felice», le trasmissioni erano «a senso unico». E il senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri: «Aspettiamo le inchieste sullo scandalo Lavitola-Ranucci da parte di Report». Mentre nel campo largo fioccano le proteste e c’è chi usa addirittura il termine «vigliacchi», come la 5s Chiara Appendino. Per Elly Schlein, invece «dopo anni di attacchi e querele a Ranucci e a una trasmissione ritenuta scomoda, arrivano all’obiettivo di farla saltare». La stessa sinistra che ha sempre puntato sul tema delle frequentazioni inopportune sembra aver invertito (nuovamente) rotta.