Sigfrido Ranucci commenta dal palco di Favignana, dove ha presentato il suo libro, la cacciata da Report. Le offerte della Rai sono inaccettabili, tra cui emerge anche la corrispondenza dal Cairo e qui la provocazione del giornalista che allude alla tragica fine di Giulio Regeni.
Sigfrido Ranucci fuori da Report, ma dentro un'arena che lo vedrà protagonista ancora per lungo tempo, impegnato a combattere per quella che lui stesso ha definito "l'indipendenza dell'informazione". Il giornalista dal palco di Favignana, dove ha presentato il suo libro Diario di un trapezista, ha rigettato in maniera netta le offerte della Rai dopo la sua cacciata dal programma di inchiesta di Rai3.
Sigfrido Ranucci rigetta le offerte Rai "Io non capisco perché se non sono adatto per Report, dovrei essere adatto per il Tg3 o Rainews" dice Ranucci commentando con il pubblico presente le proposte che gli sono arrivate dalla Rai che ha deciso, dopo quanto emerso attorno all'amicizia del conduttore con il faccendiere Valter Lavitola, di sradicarlo dalla trasmissione che ha condotto per nove anni. Due opzioni e una terza che per il giornalista è inaccettabile al pari delle altre: "La sede di corrispondenza al Cairo. Non sanno evidentemente che io vivo sotto scorta anche da prima dell’attentato e al Cairo, all’estero, sarei senza scorta" e qui la provocazione, anche piuttosto dura rivolta ai dirigenti Rai: "Forse auspicano che potrei fare la fine di Regeni. Poi Il Cairo ultimamente è stato usato un po’ come la Siberia, ci mandano i deportati da altre parti". Un attacco in piena regola, perché ormai il giornalista non ha nessuna intenzione di retrocedere e il prossimo passo, con molta probabilità, sarà una vertenza aziendale. Di tempo ne ha a disposizione, non dovendosi occupare della trasmissione di cui teneva le redini da anni e non volendo prendere in considerazione le offerte avanzate dalla Rai, il giornalista si batterà affinché quanto da lui subito, anche dal punto di professionale, venga riconosciuto.











